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06-02-2009
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Province sì o no. Visto che ci sono, Facciamole lavorare meglio

Antonio Carrara. Il Presidente della Comunità Montana Peligna contrario all’abolizione degli enti, ma favorevole a una radicale riforma



Il dibattito sulle province rischia di essere viziato da una forte componente demagogica che tende a semplificare e, di fronte alla difficoltà di realizzare un serio disegno riformatore, trova la scorciatoia dell’abolizione delle stesse. E’ facile far balenare ai cittadini che si potrebbero risparmiare alcuni miliardi di euro ( 3-4-5-14) senza dire quali sarebbero i risparmi effettivi, considerato che le funzioni dovrebbero essere comunque garantite. E’ altrettanto semplicistico dire che le funzioni possono essere attribuite ai comuni che le dovrebbero esercitare associandosi.  Ci sono funzioni di carattere sovra-comunale che sono state giustamente attribuite alle province perché riguardano servizi (vedi le scuole o le strade) che sono rivolte ai cittadini di un ambito territoriale più vasto del singolo comune e che quindi non sarebbe né efficace né giusto far gestire al comune stesso. La semplificazione, che capisco e che ha origine, oltre che dalla demagogia strumentale, anche da una legittima esigenza di dare mano a qualche cambiamento necessario, non porta da nessuna parte e può fare alla lunga più danni di quelli che vorrebbe risolvere, basti pensare alla confusione nella quale sono state trascinate le Comunità Montane nell’ultimo anno, affrontando il tema a colpi di tagli e di riforme rabberciate. Considero più che stucchevole la posizioni di molti amministratori che pensano di risolvere il problema ribaltando su altri enti la necessità di razionalizzare: Le province sulle Comunità Montane e viceversa, le province nei confronti della Regione e dei tanti enti strumentali.
Abolire le province produrrebbe la nascita di una pluralità di enti e organismi vari a cui affidare le diverse funzioni ottenendo un rimedio peggiore del male. Non ci lamentiamo tutti della miriadi di enti presenti sul territorio? E allora perché non affidare alle province molte di queste funzioni, semplificando, razionalizzando e garantendo al contempo una gestione democratica delle stesse? Segnalo che in Abruzzo mentre ci lamentiamo dei troppi enti e organismi presenti sul territorio ci apprestiamo a costituire 8 consorzi obbligatori che svolgeranno la funzione di autorità d’ambito per la gestione dell’acqua e dei rifiuti. Non sarebbe stato più serio, efficace ed economico individuare nelle 4 province l’autorità d’ambito sia per l’acqua che per i rifiuti, liberando i comuni, soprattutto i più piccoli, da due incombenze notevoli?
Per fortuna le province sono previste in Costituzione e quindi la discussione sulla loro eventuale abolizione dovrà essere necessariamente più seria di quella affrontata per le Comunità Montane.  Il senatore Pastore è convinto che dobbiamo abolire le province così non eleggiamo più presidenti e consigli. Io penso esattamente l’opposto: proprio perché le province hanno organismi eletti democraticamente e direttamente dal popolo, dobbiamo fare in modo che il grande ruolo che hanno assunto sul piano politico lo abbiano anche sul piano amministrativo avendo funzioni vere e più importanti di quelle che attualmente gestiscono (l’acqua e i rifiuti sono tra queste). Ma soprattutto, e questo vale per le province ma anche per gli altri enti, devono essere definite le funzioni esclusive per evitare duplicazioni o funzioni puramente ornamentali. Sono queste ultime che fanno dire a molti cittadini aboliamo le province.  Le materie sulle quali non hanno un potere effettivo di incidere vanno eliminate dalla competenza delle Province: trovo del tutto inutili le funzioni di coordinamento, osservatorio, promozione su materie che gestiscono efficacemente i comuni. Purtroppo, inseguendo un po’ troppo acriticamente le posizioni della Lega, stiamo ridisegnando un’organizzazione della Repubblica nella quale tutti gli enti sono autonomi (comuni, Province, Regioni, città Metropolitane, Comunità Montane),  tutti fanno tutto e ognuno si sceglie di fare le cose che giudica più convenienti – per esempio sul piano del consenso -, con il risultato che il più delle volte sulle questioni veramente importanti nessuno fa niente.
Condivido molte delle cose che ha scritto il presidente dei giovani industriali d’Abruzzo, credo che si debba andare nella direzione da Lui auspicata, ma la soluzione non è l’abolizione delle Province, piuttosto un ruolo sul piano amministrativo più forte ed incisivo delle stesse con competenze vere sulle questioni che stanno a cuore ai cittadini e alle imprese. Solo così sarà possibile eliminare una serie di enti intermedi evitando una deriva tecnicistica e consentendo ai comuni la possibilità di unirsi per la gestione di quei servizi che per loro natura devono stare ad un livello più vicino ai cittadini. In questo quadro, in una Regione prevalentemente montana e dove nei 103 comuni più piccoli risiedono solo il 4% dei cittadini, le Comunità Montane potranno essere una risorsa e non un peso di cui liberarsi.
Antonio Carrara
Presidente Comunità Montana Peligna



Commenti all'articolo

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adalgiso, 19-02-2009, 17:02
spero che il mio commento relativo alla realtà morale degli enti locali non sia stato cestinato. adalgiso
 
adalgiso, 19-02-2009, 09:02
Riformare il sistema delle autonomie locali italiane che è gravemente malato e necessita di misure rigorose per evitare il declino definitivo. Caro Antonio questo è l’imperativo se si vuole evitare la deriva populista e demagogica a cui fai riferimento. I comportamenti scorretti e gli abusi che l’attuale sistema produce e protegge è sotto gli occhi di tutti. Ti partecipo il pensiero, tratto dal web, del Portavoce dei Piccoli Comuni, Virgilio Caivano: “Ci troviamo di fronte ad un vero delirio di onnipotenza da parte di tantissimi amministratori locali che credono di poter fare praticamente tutto quello che vogliono dentro e fuori dalle regole. Le preoccupazioni espresse dalla Corte dei Conti sono tardive e per certi versi il risultato di un ruolo svolto dalla stesa magistratura contabile insufficiente e forse addirittura superato. Il sistema della cattiva amministrazione ha elaborato strategie e comportamenti raffinati a partire dalla cosiddette “triangolazioni”, in breve io ti assegno l’incarico tecnico nel mio Comune ed il favore mi viere restituito attraverso il conferimento ad un mo familiare nel tuo Comune o in quello amico. Una condizione ormai prassi costante in tantissime piccole comunità locali, soprattutto del Sud, dove i clan del cemento e le lobbies dei tecnici hanno fatto incetta dei fondi europei con risultati disastrosi per lo sviluppo del Mezzogiorno. Molte spesso - ha rimarcato Caivano – sentiamo parlare di controllo dal basso ed io mi domando come può esercitare il doveroso controllo quell’amministratore comunale che nello stesso tempo è anche tecnico incaricato o suoi familiari da Enti di secondo livello in merito a progettazioni ricadenti nel Comune amministrato e quindi nella complicata veste di controllore e controllato? Un sistema perverso che cristallizza la vita pubblica e ne comprime ogni ipotesi di crescita. La drammatica verità – incalza il Portavoce di Piccoli Comuni - è che le Corti dei Conti Regionali, in particolare quelle meridionali, non sono in grado, per mancanza di risorse umane e finanziarie e soprattutto per mancanza di strumenti legislativi efficaci ed efficienti a porre un argine alla deriva di illegalità e mal costume che rischia di ingoiare parte del nostro Paese. Una condizione che rischia il definitivo tracollo con la possibilità che venga approvato il terzo mandato ai Sindaci dei piccoli Comuni, la conferma di Stato alla fine di ogni speranza di cambiamento e di futuro”.
 

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