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Con il suo intervento lo scorso 27 Giugno ha aperto l'Assemblea del Lingotto e ha lanciato l'invito ad osservare i problemi del Paese e le prospettive del Partito democratico dall'Aquila. Dopo la partecipazione a Torino, che noi abbiamo annunciato in anteprima, Michele Fina ha avuto l'attenzione degli organi d'informazione nazionale di destra e di sinistra. Da quel giorno è nata l'attesa per l'annunciato incontro che si terrà all'Aquila. Si è parlato del 4 Luglio ma il G8 e l'appello del Presidente Napolitano hanno reso necessaria una posticipazione dell’evento.
Qual’ è la data definitiva dell’iniziativa che ha lanciato a Torino?
“25 Luglio dalle ore 14. In tanti da tutt’Italia mi hanno scritto o chiamato per annunciarmi la loro adesione. Sarà un’importante occasione di confronto”
Chi parteciperà?
“L’invito è rivolto a tutti ma in particolare spero che vogliano esserci i tanti nuovi esponenti del Pd che in Italia si stanno misurando con la sfida di dare un’anima al partito. Penso agli organizzatori dell’Assemblea del Lingotto (che mi hanno accolto con affetto e che ancora ringrazio), ai giovani parlamentari, a “generazione U” e soprattutto ai Segretari provinciali e di circolo e ai tanti amministratori locali che fanno camminare il loro impegno a distanza ravvicinata con i problemi dei cittadini”.
Un invito generazionale quindi? C’è chi dice che uno scontro giovani-vecchi non ha senso perché si tratta di categorie inafferrabili.
Non mi interessa una rivendicazione generazionale. Certo i giovani hanno un loro particolare angolo visuale del mondo di cui tener conto e certo c’è bisogno sempre di ricambio, per ogni organismo che voglia mantenersi vivo e a contatto con la realtà che cambia. Ma è vero, i giovani non sono una categoria unitaria della società, non lo sono nemmeno per il marketing figuriamoci per la politica. Penso solo, come altri hanno scritto, che nel Pd tra i nomi che “non fanno titolo” ci siano tante energie e idee interessanti alle quali bisognerebbe dar voce. Detto questo, in tutta franchezza penso anche che di rinnovamento se ne sia tanto parlato forse con l’intento di stufare tutti prima ancora di averlo fatto. Poi, in tanti parlano di “partito” come alieni: mi capita spesso nelle riunioni di sentir dire da amministratori a vario livello (ma la cosa potrebbe riguardare tutti quelli che hanno avuto ruoli importanti di governo nazionale o di direzione politica): “il partito avrebbe dovuto fare e dire…”, come se fosse stata una cosa diversa da loro. Sarà che parlano di qualcun altro? Ho cercato nelle pagine bianche e ho trovato un tal Calogero Partito di Termini Imerese… forse è lui. Delle volte ho l’impressione che sia più afferrabile la categoria “cravatta” della categoria “partito”.
Ad un’iniziativa del genere fatta all’Aquila vorranno partecipare anche i candidati…
Spero di si. L’invito è rivolto anche a loro e agli altri “big” del partito. Il confronto non potrebbe che arricchirsi. Non deve essere ovviamente un pre-congresso. Penso invece ad un luogo di discussione di alcuni contenuti centrali per il futuro del Pd. Dobbiamo insistere perché in questo congresso “ricostituente” del partito si parli sempre più dei punti fermi da stabilire della nostra identità e del nostro progetto politico e sempre meno di correnti e logiche di schieramento.
Non è dunque un’iniziativa che parlerà solo del terremoto…
Su temi come la ricostruzione dell’Aquila il Pd non deve fare il congresso ma deve avere, da subito, una sola voce; una stessa posizione senza distinzioni di parte o di livello. Certo auspico che le piattaforme dei candidati, tutte, contengano parole chiare sull’impegno del Pd per la provincia dell’Aquila, per oggi che è opposizione e per domani quando tornerà al Governo. Ma sono certo che sarà così.
Un’iniziativa a tutto campo allora?
Così come i G8 si sono qui riuniti per affrontare l’agenda delle emergenze mondiali, noi possiamo promuovere un g1000 democratico per affrontare i temi che riguardano il futuro del Paese nel contesto globale.
Ma resta il riferimento alla ricostruzione dell’Aquila, del Paese e del Pd?
Si. Credo che dall’Aquila si possa vedere meglio l’Italia e sono anche convinto che il Paese sia sostanzialmente ancora alle prese con le macerie di tangentopoli. Le forze democratiche negli anni hanno attribuito un valore palingenetico alla missione di aggregare il vagone Italia al treno Europa; cosa giusta anche se, com’era prevedibile, l’Europa ha avuto poi un tragitto accidentato, con rallentamenti e deviazioni. La palingenesi non c’è stata e non abbiamo trasmesso un’altra missione che potesse coinvolgere il Paese, le nostre esperienze di Governo sono state affette da eccessiva litigiosità e, insomma, ci troviamo ancora con Berlusconi. Abbiamo capito che dovevamo cambiare e abbiamo dato vita al Pd, il quale però non è un fine ma un mezzo. Il fine deve essere ancora chiarito e condiviso. Per tutto questo io dico di ripartire dal terremoto delle Istituzioni, non per parlare di colpevoli (come abbiamo fatto in questi sedici anni) ma di un progetto di ricostruzione. Esattamente come dobbiamo fare per L’Aquila.


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