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"Sento il bisogno di esprimere con chiarezza la mia opinione sul futuro del partito democratico abruzzese. L’assenza di luoghi di discussione collettivi mi costringe a dare il mio contributo per iscritto e a promuovere un documento politico in vista della prossima Assemblea regionale di Sulmona. Il contributo di Massimo Brutti sin dal suo esordio da Commissario è stato prezioso e ha fornito indicazioni da continuare a praticare. La sua prolungata assenza, da lui non voluta e non prevista, ha tuttavia creato un vuoto di guida politica. La decisione, oggi, del partito nazionale di superare il commissariamento con l’elezione di un nuovo segretario, ancorché necessaria, ci coglie in grave deficit di confronto sulla scelta più efficace. Probabilmente questo è il modo migliore per costringere il partito a scelte obbligate: l’idea iniziale di consultare su questa delicata scelta solo pochi esponenti del partito, tra cui me in quanto segretario provinciale, denunciava questa volontà. Ho condiviso la lettera inviata al segretario nazionale, al responsabile nazionale organizzazione ed al commissario regionale tesa a raccomandare una consultazione più ampia e quindi più aderente alla reale opinione del partito. La consultazione di cento delegati (solo regionali) ha indicato l’orientamento maggioritario su un segretario regionale “di rinnovamento” invece che “di transizione”. E’ chiaro che questo indirizzo, ancorché già importante e innovativo, da solo non è ancora sufficiente. Il rischio da scongiurare è quello di tornare a votare solo un nome sulla base di alchimie correntizie" .

La rappresentazione giornalistica di questo nostro percorso è la spia più evidente di questo rischio. Nomi (tra i quali purtroppo il mio) raccolti da indiscrezioni e pettegolezzi con attribuzioni di relativi presunti padrini ed alleati e successive dichiarazioni favorevoli o contrarie come surrogato di una seria discussione politica. Come se l’importante fosse votare un nome e non definire una linea politica e il mandato chiaro da assegnare ad un nuovo gruppo dirigente in base al quale, alla sua naturale scadenza, possa essere sottoposto a verifica.
Per queste ragioni, trovo utile e opportuno per tutti provare a sintetizzare una mia proposta su alcuni temi politici intorno ai quali l’Assemblea regionale potrebbe determinarsi, se lo volesse, maturandone le scelte conseguenti.
- Occuparsi degli abruzzesi
La crisi economica morde la vita reale dei cittadini e ci restituisce un Abruzzo ogni giorno più debole. La perdita silenziosa di migliaia di posti di lavoro precari e l'aumento esponenziale del ricorso alla cassa integrazione rappresentano un dramma sociale e una nube densa di pericoli per il futuro della nostra regione. I Parlamentari abruzzesi e i Consiglieri regionali appena eletti stanno contribuendo con proposte concrete ad un'efficace azione di opposizione. Manca tuttavia un filo conduttore e un disegno generale che coniughi il lavoro dei nostri rappresentanti presenti ad ogni livello istituzionale, nelle organizzazioni della società, nell'impegno di direzione politica. Manca, insomma, un partito. L'azione dei Governi nazionale e regionale, pur essendo tali Esecutivi politicamente omogenei, è incredibilmente inadeguata ed incapace di difendere non solo le fasce della società più esposte ma gli interessi degli Abruzzesi tutti. Il Pd nazionale, come quello regionale, ha il compito di fare proposte alternative chiare (come nell'ultima fase ci si è risolti a fare) e dare una rappresentazione unitaria, pur nella pluralità delle sue sensibilità interne, del gruppo dirigente. Il PD abruzzese ha, in più, il compito di definire una via di sviluppo e di crescita della Regione all'interno di una competizione globale delle autonomie locali. Se il Governo Chiodi, per sua stessa natura, ci rende subalterni agli interessi del governo nazionale non volendo invece impegnarsi nella tutela degli interessi regionali, il PD regionale ha invece il dovere di rappresentare l'interesse proprio del territorio ed incarnare un nuovo progetto che restituisca all'Abruzzo un'identità e un autonomo percorso di crescita. Il vuoto di “missione” che negli ultimi anni ha caratterizzato l'Abruzzo ha preceduto e reso più grave gli effetti dell'attuale crisi. L'opposizione dovrà avere una chiara marca riformatrice, sollecitando con serietà il lavoro di risanamento finanziario, proponendo progetti di legge necessari per la nostra regione (a partire dalla legge sulla ricerca e l'innovazione), suggerendo azioni di sostegno alle imprese e al credito, insistendo su una moderna dotazione infrastrutturale, pressando affinché vengano attuate quelle riforme che il precedente Governo regionale aveva deliberato, operando per un protagonismo dell'Abruzzo nell'era della sostenibilità ambientale e dell'economia ecologica. Ma non c'è programma amministrativo che possa tradursi in consenso politico senza un lavoro d'indirizzo, condivisione ed informazione svolta dal Partito. Per questo è urgente ripristinare subito luoghi di confronto tra amministratori, con le forze sociali, con il variegato mondo dell'associazionismo, tornando a frequentare con capacità di ascolto e di proposta i luoghi del lavoro, dello studio, della salute.
- Garantismo e codice etico
Il PD in Abruzzo è stato profondamente ferito dalle vicende giudiziarie. Ora è il tempo di affermare la dignità e le competenze di una grande comunità politica di uomini e donne onesti e capaci. Da una parte un'organizzazione politica vincola i propri dirigenti e rappresentanti istituzionali all’osservanza non ipocrita dei principi del proprio codice etico; la trasparenza delle azioni e la correttezza dei comportamenti debbono essere assicurati da luoghi di garanzia e di controllo che aiutino a prevenire e sanzionare eventuali negligenze. Dall’altra, un partito che fonda la propria esistenza sulle matrici primarie della Costituzione e di tutti i suoi principi, senza alcuna mediazione a opportunismi di sorta, nemmeno quando siano legati ad alterne vicende giudiziarie. Il PD non può barcollare tra chi vuole imbavagliare e subordinare al potere politico la magistratura e chi, al rovescio della stessa medaglia, avanza una visione giustizialista e, al fondo, antipolitica. È finita la stagione dei cedimenti ai ricatti e alle imposizione dettate da presunte superiorità morali. La nuova fase dovrà essere di fermezza garantista e rigore interno ad un Pd che smetta di prendere lezioni da altri. Il PD deve inoltre riaffermare la necessità di un governare efficace ed efficiente: troppo spesso nel lavoro amministrativo si preferisce non decidere e navigare nelle comode acque dell'immobilismo pur di non esporsi in decisioni che proprio alla politica compete adottare. Il PD deve essere il partito del fare e del decidere, nel pieno rispetto delle regole, e non il partito dell'autoreferenzialità burocratica.
- Che significa rinnovamento nel PD?
Esiste una questione generazionale. La disoccupazione e l'inoccupazione che hanno superato da tempo i livelli di guardia, il precariato, l'impossibilità materiale di uscire dalla casa dei genitori, di costruire una famiglia ed avere figli, rendono i giovani di oggi troppo deboli. Le conseguenze negative ricadono su di tutti: il Paese invecchia, la classe dirigente ha meno ricambio, le migliori energie emigrano e l'età della creatività e del coraggio si trasforma nel tempo della ricerca della sopravvivenza e di un futuro qualunque possibile. Tutto questo ha nella politica una proiezione: pochi giovani sono impegnati e pochi tra quelli impegnati “escono dalla casa” dei propri padri politici. In Abruzzo la discussione su questo tema è stata, finora, semplicistica e fuorviante. Ci sono giovani impegnati in ruoli di direzione di primo livello che hanno condiviso scelte giuste e sbagliate maturate nella prima fase di vita del PD. Porre il tema della sostituzione dei vecchi con i giovani sulla base del dato anagrafico è come mettere la polvere sotto il tappeto per pigrizia o cedimento alla fame mediatica di “novità”. Il rinnovamento o, meglio, il cambiamento di cui abbiamo bisogno è nel modo di pensare e nelle modalità da adottare per la maturazione delle scelte. Lo strumento di cui dotarsi è un nuovo gruppo dirigente, equilibrato, capace, disponibile al sacrificio e non solo a pesare il proprio tornaconto personale, autonomo dai condizionamenti che hanno informato la vita del PD, impegnato quotidianamente e non saltuariamente nel lavoro di direzione. Abolire i luoghi informali di decisione; promuovere organismi snelli che discutano e decidano; accorciare la distanza tra i livelli territoriali; attribuire responsabilità chiare a coloro che svolgono compiti di direzione con una verifica finale dei risultati. Altra cosa è proporre una dilazione delle scelte a conferma dell'immaturità del partito. Una segreteria politica di “transizione verso il rinnovamento” è una proposta sbagliata: incomprensibile per i nostri militanti che attendono da mesi l’ora del riscatto morale prima e politico poi e per i cittadini che non riuscirebbero a capire i motivi di questo ulteriore rinvio, per di più alle soglie del prossimo decisivo confronto elettorale. L'Assemblea nazionale del PD, a fronte delle dimissioni di Walter Veltroni, ha eletto un Segretario politico e non un reggente. Chi vuole esprimere una linea politica proponga all'Assemblea regionale la sua candidatura sostenendola con i criteri che meglio ritiene. L'Assemblea, a sua volta, elegga un Segretario politico vero fino alla scadenza naturale che, in un partito normale, è sempre il congresso, nel quale ogni ruolo torna nelle disponibilità degli aderenti.
- La nuova organizzazione
Non esiste partito capace di raccogliere il consenso di un'ampia fetta dei cittadini che si affidi solo allo sforzo dei candidati. Tuttavia è questo ciò che ha largamente caratterizzato l'ultima competizione per il rinnovo del Consiglio regionale. Fare il partito deve essere l'impegno quotidiano di tutti ed il lavoro dei nostri centinaia di amministratori e dirigenti locali deve essere un capitale collettivo e non solo individuale. La riorganizzazione, il tesseramento, una particolare cura della vita dei circoli, l'attivazione dei forum tematici, la promozione dei circoli d'ambiente, un'attività più attenta alle realtà urbane grandi e medie, un lavoro più efficace sulla comunicazione del partito ed un utilizzo più ampio dei nuovi mezzi di comunicazione sono un impegno non più prorogabile e sono la garanzia di un prossimo congresso leale e vero e non della riedizione di un votificio.
Su questi temi, e non solo, il partito regionale ha un compito non irrilevante di coordinamento e di stimolo, oltre che il dovere di vigilare sulle regole e sul sostegno economico dei livelli provinciali.
- La ricerca delle alleanze
La prossime elezioni di giugno sono un banco di prova importante per il rilancio del PD. Coalizioni di centrosinistra hanno amministrato bene le quattro province ed il Comune di Pescara. I risultati di questo lavoro di anni devono essere il biglietto da visita che il Pd deve consegnare ai cittadini nella prossima campagna elettorale. Al dovere di rendicontare nei confronti dei cittadini, la nostra proposta politica deve affiancare una lettura aggiornata della società abruzzese, delle competenze degli enti che ci candidiamo ad amministrare, delle nuove priorità e delle necessarie iniziative. Tutto questo non da soli. Il principale “partito” con il quale abbiamo il dovere di confrontarci per ricostruire una sintonia è quello dei tanti che hanno deciso di non votare alle ultime elezioni: un'astensione così ampia da indebolire la credibilità delle istituzioni, un rifiuto di votare e quindi una sospensione di giudizio che ha riguardato tanti democratici abruzzesi. Una chiara linea politica, un ritrovato spirito di appartenenza, un orgoglio responsabile e una vera collegialità della nostra azione ci restituiranno la credibilità persa e il consenso di tanti. Poi c'è la coalizione che non dobbiamo stancarci di coltivare ed allargare. Il Pd nasce nella chiarezza di un rapporto nuovo con gli altri partiti alleati: la condivisione di un programma ed il rispetto reciproco come precondizione dello stare insieme e non il solo comune avversario. Intorno a questo principio il Pd ha tra i suoi principali compiti quello di ricercare alleanze possibili che vadano oltre il centrosinistra e che puntino ad affermare, a partire dalla prossima competizione elettorale di giugno, il progetto politico condiviso con gli alleati. Ogni alleanza sia il frutto di ciò che è più giusto per il territorio che ci candidiamo a rappresentare. La scelta delle persone non deve essere informata ad un mero equilibrismo tra partiti ma alla condivisione delle personalità più rappresentative e più capaci di incarnare un comune programma amministrativo apprezzato e voluto dai cittadini. Il contrario, insomma, delle imposizioni minacciose dettate dagli interessi di bottega e non da quelli del territorio. Alle ultime elezioni regionali abbiamo subito un'alleanza priva del rispetto reciproco. Questo non ha penalizzato solo la campagna elettorale ed impedito una possibile vittoria ma ha anche generato un rapporto insano tra partiti che si è subito riconfermato il giorno dopo le elezioni, nel lavoro istituzionale. Questo costume è il tarlo del centrosinistra degli ultimi anni e diventa più grave ed evidente in caso di vittoria elettorale con i litigi quotidiani tra esponenti politici della stessa compagine di governo.
Su questa base si possono trovare le soluzioni più forti e capaci di farci tornare a vincere e amministrare bene le Province e i Comuni d'Abruzzo.


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