home | contatti
ti trovi in: home » attivita - l'attività dei circoli

l'attività dei circoli



07-07-2011
segnala l'articolo stampa l'articolo
Stefania Pezzopane - Responsabile nazionale PD per la ricostruzione

Sette luglio 2010. Gli aquilani scendono in piazza a Roma per la proroga delle tasse, una legge sulla ricostruzione e il sostegno all’economia. Sette luglio 2011, dopo le manganellate di un anno fa,  eccoci di nuovo in piazza a sostenere le nostre ragioni, a portare avanti i nostri diritti, a sollecitare ancora l’avvio della ricostruzione, quella vera, sempre al palo. I comitati cittadini promuovono una nuova manifestazione per L’Aquila e il PD ancora un volta ci sarà. Case, lavoro, ripresa economica, sospensione delle tasse, Zona franca. Le richieste sono sempre le stesse, segno evidente che le risposte non sono mai arrivate, né dal governo, né dal Commissario per la ricostruzione che è al tempo stesso Presidente di questa regione. A L’Aquila l’emergenza continua, anzi dilaga. I dati sulla disoccupazione e sulla cassa integrazione sono un campanello d’allarme di una gravità assoluta, che fanno tremare i polsi. Cresce la disoccupazione, addirittura quella dei più giovani, dai 14 ai 29 anni, arriva al 24%. La media nazionale è del 7%. E non è migliore la situazione dei trentenni o dei quarantenni, imprigionati nella drammatica condizione di precarietà, da cui non emergono senza prospettive di ripresa. Dopo il terremoto la cassa integrazione ha avuto un’impennata vertiginosa.  Si contano circa 17.000 cassintegrati, mentre si sa nulla di preciso dalla Zona Franca per L’Aquila, se non frammentarie rassicurazioni date a mezza bocca, da chi cerca solo di rabbonire gli animi. Sul fronte della restituzione delle tasse non versate nel periodo della primissima emergenza, dobbiamo registrare ancora un’altra disparità. Il Governo proroga per i cittadini di Lampedusa il pagamento delle tasse fino al 30 giugno 2012, per gli aquilani si pretende la restituzione del 100% di quanto sospeso, da novembre 2011. In altre regioni colpite da eventi sismici la restituzione è avvenuta dopo molti anni, al 40%. Sono trascorsi quasi due anni e mezzo, ma delle legge speciale per L’Aquila non c’è traccia. Le firme per la legge d’iniziativa popolare sono approdate al Parlamento, ma se non si accelerano i tempi per la discussione in Aula si rischia di approvare una legge già obsoleta. E nell’assenza di norme organiche, tutto viene stabilito con  ordinanze disordinate,  unidirezionali e non partecipate, che non tengono conto delle reali esigenze della popolazione. Creano solo disperazione e rabbia, che abbiamo visto esplodere in questi giorni nell’odissea di molte famiglie, sfrattate dal progetto CASE o dalle caserme. Siamo al paradosso della “guerra tra poveri”. La caserma Campomizzi si trasforma in uno scenario di guerra tra sfollatati e studenti; si occupano alloggi lasciati vuoti;  intere famiglie vengono espulse dal progetto CASE o MAP senza che nel frattempo la loro vera abitazione sia stata ancora riparata. Il Comune dell’Aquila è in attesa da oltre un anno di 50 appartamenti del Fondo Immobiliare, che un’ordinanza del governo ci aveva assicurato per le famiglie in difficoltà economica. Siamo stati costretti a fare un bando, da cui abbiamo reperito solo 22 appartamenti, a fronte di 122 richieste. In assenza di questi alloggi siamo riusciti, dopo molte insistenze, ad ottenere un aiuto per le famiglie più povere, che sono drammaticamente aumentato dopo il 6 aprile. Una parte dei 250 mila euro del Fondo immobiliare servirà a dare un contributo per pagare l’affitto alle famiglie in difficoltà che riescono a trovare un casa in affitto e stipulare un contratto. Ad aggravare questa situazione ci si mettono anche i tagli della Regione, che azzera nel piano sociale triennale, il fondo per l’inclusione sociale; taglia i fondi della legge regionale 431/98, con cui si poteva dare un sostegno al reddito alle famiglie indigenti. E poi la lentezza nella ristrutturazione degli alloggi popolari, quasi 1500 appartamenti ATER i cui lavori sono al palo. Circa la metà è classificata B o C e potrebbe essere riparata davvero in poco tempo, consentendo a chi alloggia ancora in albergo o sulla costa di rientrare finalmente a casa. L’altra metà è classificata E. I legittimi proprietari o affittuari alloggiano adesso nel progetto CASE o nei MAP. Se anche questi venissero ristrutturati celermente, si libererebbero centinaia di alloggi antisismici che si potrebbero usare per far fronte all’emergenza sociale. Di fronte a questa polveriera, pronta ad esplodere, le risposte di Governo e Regione sono  insufficienti. Se torniamo di nuovo in piazza per far sentire ancora la nostra voce, per continuare la nostra battaglia, è per alzare il livello d’attenzione, anche e soprattutto a livello nazionale. L’Aquila non può passare nel dimenticatoio. Non può essere archiviata dal Governo, come un “miracolo” risolto, che passa in secondo piano, dopo le passerelle mediatiche ed elettorali. Vogliamo far rinascere questa città, con tutto ciò che avevamo prima, anzi meglio.

                                                                                                                                                 

   Leggi il comunicato stampa