l'attività dei circoli
I più importanti paesi europei, come la Francia, la Germania e la Spagna, combattono la crisi economica sostenendo i settori strategici della vita economica nazionale. Altri hanno incentivato per lo più i fattori che alimentano la crescita e lo sviluppo. Ovunque il dibattito politico si concentra su come rilanciare consumi, industria e attività produttive, a partire dalle specificità proprie di ciascun Paese.

In Italia si è operata una scelta differente, quella di intervenire con
drastici tagli alla spesa pubblica. Ne hanno risentito fortemente
settori strategici per l’economia complessiva del nostro Paese. I tagli
alla scuola, all’università, alla Ricerca e alla Cultura non solo
mettono in ginocchio settori decisivi per la crescita economica e
civile del nostro paese, ma compromettono il futuro delle nuove
generazioni. In particolare, in virtù del patrimonio di ricchezze
culturali inestimabili che all’Italia appartiene, è drammatico il
taglio di risorse pubbliche operato nei confronti di tutti i settori
dei beni e delle attività culturali.
Gli effetti della scelta del governo sono devastanti, sia sul piano del
nostro prestigio artistico e culturale, sia su quello dell’occupazione.
I numeri ci dicono che ci troviamo di fronte a un disastro.
Si prevedono diverse migliaia di disoccupati nel mondo dello spettacolo
dal vivo, senza contare la ricaduta negativa sulle migliaia di
lavoratori dell’indotto. Hanno già chiuso oltre 400 teatri, mentre le
risorse del Fondo Unico dello Spettacolo vengono sottoposte a una
mannaia mortale. Onerose sono le ripercussioni traumatiche che subisce
l’universo, già precario, della Danza.
Stanno già pagando un prezzo insopportabile i Conservatori, gli
istituti superiori musicali e le scuole di danza disseminati in tutto
il paese e che chiamano in causa centinaia di migliaia di italiani.
La discografia nazionale, non sostenuta da interventi legislativi, sta conoscendo una delle peggiori crisi della sua storia.
Le Fondazioni lirico sinfoniche non possono contare su una
razionalizzazione del loro assetto istituzionale che permetta di
diffondere nel mondo le nostre bellezze e i nostri talenti.
L’Editoria e le Biblioteche, lasciate a se stesse, vengono impoverite.
Stessa sorte devono subire i Musei e i Siti archeologici, puniti da una
secca e sostanziosa amputazione. Ed è inquietante lo smantellamento
degli uffici pubblici addetti alla tutela del paesaggio, soprattutto in
vista dei cantieri che si apriranno per la realizzazione delle
infrastrutture.
Il Cinema, con la riduzione degli investimenti, deve rinunciare a
trovare spazi nel mercato e nella creatività, anche a causa della
mancanza di pluralismo e competitività.
Nessuna sinergia è messa in opera tra cinema e audiovisivo, mentre è a
grave rischio la funzionalità del Centro Sperimentale di Cinematografia.
La concorrenza sleale delle grandi imprese penalizza gli autori di format televisivi che vengono privati dei loro diritti.
L’Italia è l’unico Paese in Europa che non ha una legge dello spettacolo.
L’elenco dei danni prodotti da questo governo alla cultura italiana non
finisce certamente qui. La possibilità che il nostro Paese venga
costretto al silenzio e al buio è imminente. Per questo è più che mai
necessaria una mobilitazione di tutti gli italiani che hanno a cuore la
sorte della nostra ricchezza culturale, passata e presente.
Per questo siamo chiamati a riunirci tutti insieme, nel comune
denominatore della cultura, per far sentire forte la nostra voce allo
scopo di sensibilizzare il governo su questo settore strategico anche
dell’economia: un governo che considera la cultura uno spreco e non già
una preziosa risorsa per la nostra economia e per il nostro futuro,
come succede negli altri paesi d’Europa. La Cultura è una fotografia
della nostra nobile storia, antica e contemporanea. Considerarla lusso
è un grave errore.
Per questa ragione, in nome dell’EMERGENZA CULTURA, abbiamo deciso di
incontrarci il 23 febbraio prossimo alle ore 15,00 al Teatro Eliseo di
Roma.
Lo scopo non è solo di informare l’opinione pubblica di ciò che gli
italiani stanno perdendo, ma è di chiedere al governo di cambiare
rotta, di considerare finalmente la cultura una risorsa importante e
irrinunciabile del nostro Paese.
Il Pd sta concertando con tutte le categorie della Cultura una serie di
proposte concrete (molte delle quali di non impossibile attuazione)
che verranno illustrate e poste all’attenzione degli addetti durante la
manifestazione del 23 febbraio.
Il 23 febbraio saranno uno accanto all’altro, accomunati dagli stessi
valori e dalla stessa preoccupazione, gli operatori dello spettacolo
dal vivo, gli artisti, i musicisti, i ballerini, i coreografi, gli
attori, i cantanti, i musicisti, i sovrintendenti ai beni culturali e
paesaggistici, i tecnici, gli autori, gli editori, gli scrittori, gli
artisti dell’arte contemporanea e del teatro di strada, i talenti dei
circhi, del design, dell’audiovisivo, del documentario, gli autori
televisivi, i fumettisti, i compositori, gli operatori delle scuole
d’attività creativa, i docenti universitari, eccetera. In questa
occasione ci saranno accanto le associazioni di categoria e le piccole
e medie imprese culturali.
Non possiamo lasciarci emarginare con la scusa della crisi. Anzi,
prendiamola come un’opportunità per mettere ordine e creare finalmente
regole giuste ed efficaci.
Mai come in questo momento tutto l’universo che opera nella cultura
deve stringersi assieme e far sentire la sua voce forte e unanime, se
non vuole morire nell’indifferenza del Governo e dei Media. È il
momento della difesa della nostra bellezza e del mondo del lavoro che
la crea. È il momento della solidarietà e della fratellanza tra tutti
coloro che lavorano per la cultura italiana.
Non lasciamoci uccidere da chi non sa nemmeno di cosa ci occupiamo, e da chi non sa cos’è e a cosa serve la cultura.
Vincenzo Cerami
Ministro ombra “Beni e Attività Culturali” del PD.
L'appuntamento sul tema


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