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Sul destino dell’Università di Sulmona, negli ultimi giorni, abbiamo assistito a prese di posizioni che dimostrano un interesse di molti a evitarne la chiusura. E’ un fatto significativo sul quale vale la pena riflettere.
Mi verrebbe da dire che sull’Università di Sulmona ormai tutto è stato pensato, detto e proposto ma ben poco è stato fatto quando doveva essere fatto. Di idee fantasiose è pieno il mondo e di pensosi giudizi di chi è convinto di saperla sempre più lunga degli altri, anche sui destini dell’Università, è piena Sulmona.
La verità è semplice: Sulmona e soprattutto chi l’amministra ha
dimostrato di non essere convinta che l’Università sia una scelta sulla
quale investire. Con la Presidenza del Prof. Fabrizio Politi il
Consorzio ha fatto tutto quello che poteva fare: ha ripianato i debiti,
ha razionalizzato le spese; ha avviato i corsi di laurea dopo la
riforma; ha ampliato la propria base sociale con l’ingresso della
Carispaq, della Comunità Montana dell’Alto Sangro e della Regione
Abruzzo. Rimangono due problemi: una sede dignitosa, che non ha mai
avuto, e maggiori risorse finanziarie. Non sono questioni irrisolvibili
e, nonostante tutto, continuo a pensare che non dobbiamo rassegnarci a
perdere l’Università come destino inevitabile. Lo dobbiamo alla città e
al territorio ma anche ai tanti giovani che rischiano, in un periodo
di dura crisi economica, di dover rinunciare agli studi Universitari
per la difficoltà a sostenere i costi di un trasferimento fuori sede.
La sede. Della sede “storica” in ristrutturazione se ne sono perse le
tracce e quella provvisoria è totalmente inadeguata e ormai
provvisoria da troppi anni. E’ stata individuata da tempo una soluzione
alternativa: si è liberata la sede dell’OPM, una struttura
perfettamente funzionale, ristrutturata spendendo ingenti risorse
pubbliche e oggi inutilizzata. Il commissario prefettizio dott.sa Crisi
ha inoltrato, un anno fa, una tempestiva richiesta per averne l’uso.
L’attuale Sindaco di Sulmona, investito della questione dal consiglio
d’amministrazione e dall’assemblea dei soci del Consorzio, appena dopo
il suo insediamento aveva riconfermato quella scelta come l’unica
soluzione possibile. Sono passati 7 mesi e nulla è successo e il 26
gennaio all’assemblea dei soci, presente Sindaco e Rettore, non è
restato altro che prendere atto che non ci sono le condizioni per
aprire le iscrizioni alle nuove immatricolazioni. La decisione, come
hanno chiarito Rettore e Preside della Facoltà, è una decisione che si
potrà rivedere nel prossimo anno accademico ma bisogna fare presto, il
sindaco di Sulmona deve assumere la permanenza dell’Università a
Sulmona come un impegno prioritario e noi saremo con Lui a sostenerlo,
se vorrà.
Maggiori risorse economiche sono necessarie, attualmente il consorzio
gestisce 160.000 euro all’anno: non bastano per andare avanti
dignitosamente. Possiamo chiedere alla Regione Abruzzo di contribuire
alle spese annuali ordinarie così come fanno gli altri soci? Possiamo
chiedere alle due banche presenti nel consorzio di fare uno sforzo
maggiore di quello modestissimo che attualmente fanno? Io penso di si.
Sono obiettivi praticabili e possono evitare la chiusura
dell’Università a Sulmona.
Sulmona, 2 febbraio 2009
Antonio Carrara (Presidente Comunità Montana Peligna)


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