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Dopo un lungo e intenso impegno, iniziato nella scorsa legislatura, abbiamo approvato all’unanimità la legge contro lo stalking, fortemente voluta dal Partito Democratico.
Il provvedimento prevede l’introduzione nel codice penale della
nuova fattispecie delittuosa degli atti persecutori, dando in questo
modo adeguato inquadramento e punizione a condotte concrete ormai
frequenti, ma allo stato non classificabili in ipotesi di reato che ne
rispecchino l’effettiva offensività e pericolosità.
Tale previsione colma l’intollerabile vuoto del nostro ordinamento
penale che non punisce quei comportamenti persecutori che, come tutti i
dati confermano, rappresentano il primo anello di una catena di
violenze e abusi nei confronti delle donne e allinea la nostra
legislazione a quella di molti altri Paesi e offre alle donne
perseguitate da comportamenti ossessivi, soprattutto da parte di ex
partner, uno strumento di tutela in più.
Troppo spesso, dalle cronache quotidiane apprendiamo di notizie di
donne uccise dai loro persecutori, che avevano più volte denunciato
alle forze dell’ordine, che però non hanno gli strumenti di intervento
e di indagine adeguati per impedire che gli atti persecutori si possano
trasformare in qualcosa di ancora più tragico.
In Italia - ci riferisce l’ISTAT - oltre due milioni di donne (18%) ha
subito questo genere di violenza che si sviluppa soprattutto per la
fine di una relazione. Nel 68% dei casi l’aguzzino è l’ex partner. La
persecuzione più diffusa (68, 5%) è quando lui vuole a tutti i costi
parlare con lei che invece non ne vuole sapere. Il 61,6% ha chiesto
ripetutamente appuntamenti per incontrarla; il 57% l’ha aspettata fuori
casa, davanti a scuola o fuori dal lavoro; il 55,4% le ha inviato
messaggi, telefonate, e-mail, lettere o regali indesiderati; il 40,8%
l’ha seguita o spiata. Possono essere vittime anche gli uomini, non
solo le donne.
Siamo di fronte ad un fenomeno socialmente e culturalmente complesso,
che va affrontato nella sua dimensione pubblica, perché la promozione e
la tutela dei diritti delle donne sono requisiti fondamentali per
costruire una autentica democrazia, e che non può, dunque, essere
fronteggiato solo con l’unica arma della repressione, ma necessita di
campagne preventive, di informazione, formazione (sin dai livelli più
bassi della scolarità), di educazione (anche delle donne migranti che
devono conoscere i propri diritti e doveri) e con l’allargamento della
rete di assistenza, ascolto, aiuto.
Per questo abbiamo anche proposto ordini del giorno per impegnare il
governo a mettere in campo adeguati stanziamenti finanziari che
permettano di prevenire e contrastare il fènomeno degli atti
persecutori e violenza sulle donne, promuovendo una cultura fondata sul
rispetto e la libertà di genere in tutti gli ambiti sociali e a
predisporre codici etici a garanzia dell’immagine e dei diritti delle
donne nell’informazione e nella pubblicità.
di Pierluigi Mantini


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