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l'attività dei circoli



21-01-2009
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Fabrizio D'Alessandro e Gabriele Perilli su Giunta Chiodi

La Provincia dell’Aquila è mezzo Abruzzo e le sue aree sono ben distinte sia politicamente che per economie e tradizioni. 

Non si venga a dire che non si poteva rappresentare in Giunta tutte e 26 le aree in cui si divide il territorio regionale, che nessuno ha mai preteso. Il capoluogo è uno ed uno solo ed ha il diritto legittimo di portare la sua particolare voce e di essere rappresentato al pari di città come Teramo, Pescara e Chieti. La sua esclusione non fa ben presagire in vista dell’auspicata riaffermazione dei ruoli e del taglio degli sprechi per la duplicazione di “capoluoghi” e sedi.
Non si ammanti di “modernità di metodo” lo smacco che è stato riservato ai nostri elettori e ai nostri rappresentanti. Ci si chieda piuttosto se questo è accaduto per una prepotenza di Chiodi che non ha voluto rinunciare a nessuno dei quattro assessorati di Teramo o se è una debolezza degli aquilani del centro destra che hanno subito passivamente. Gli stessi avrebbero sicuramente avuto da osservare se una scelta così squilibrata fosse stata fatta da un governo di centro sinistra. Perché ora tacciono ed anzi difendono la Giunta, allineati e coperti? Hanno scambiato forse promesse di carriere personali con gli interessi del territorio?
Se le valutazioni di scelta non si sono basate sul diritto dei territori a partecipare all’esecutivo, restano due soli criteri possibili: l’appartenenza alla vecchia politica del Cencelli, così come appare o, come dice Chiodi, la capacità e la preparazione degli uomini scelti. Nel primo caso siamo di fronte ad una becera sfacciataggine propagandata per novità. Nel secondo caso ad una sfiducia totale nei confronti del centro destra aquilano, ritenuto non all’altezza a ricoprire cariche di governo. Non lo diciamo noi, ma lo adombrano i fatti.