l'attività dei circoli
La Provincia dell’Aquila è mezzo Abruzzo e le sue aree sono ben distinte sia politicamente che per economie e tradizioni.
Non si venga a dire che non si poteva rappresentare in Giunta tutte e
26 le aree in cui si divide il territorio regionale, che nessuno ha mai
preteso. Il capoluogo è uno ed uno solo ed ha il diritto legittimo di
portare la sua particolare voce e di essere rappresentato al pari di
città come Teramo, Pescara e Chieti. La sua esclusione non fa ben
presagire in vista dell’auspicata riaffermazione dei ruoli e del taglio
degli sprechi per la duplicazione di “capoluoghi” e sedi.
Non si
ammanti di “modernità di metodo” lo smacco che è stato riservato ai
nostri elettori e ai nostri rappresentanti. Ci si chieda piuttosto se
questo è accaduto per una prepotenza di Chiodi che non ha voluto
rinunciare a nessuno dei quattro assessorati di Teramo o se è una
debolezza degli aquilani del centro destra che hanno subito
passivamente. Gli stessi avrebbero sicuramente avuto da osservare se
una scelta così squilibrata fosse stata fatta da un governo di centro
sinistra. Perché ora tacciono ed anzi difendono la Giunta, allineati e
coperti? Hanno scambiato forse promesse di carriere personali con gli
interessi del territorio?
Se le valutazioni di scelta non si sono
basate sul diritto dei territori a partecipare all’esecutivo, restano
due soli criteri possibili: l’appartenenza alla vecchia politica del
Cencelli, così come appare o, come dice Chiodi, la capacità e la
preparazione degli uomini scelti. Nel primo caso siamo di fronte ad una
becera sfacciataggine propagandata per novità. Nel secondo caso ad una
sfiducia totale nei confronti del centro destra aquilano, ritenuto non
all’altezza a ricoprire cariche di governo. Non lo diciamo noi, ma lo
adombrano i fatti.


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