l'attività dei circoli
Relazione introduttiva Sen. Massimo Brutti - Assemblea Regionale PD Abruzzo
Pescara 16 gennaio 2009
Approvata con voto unanime dall’Assemblea con un solo astenuto

Il primo impegno cha abbiamo di fronte è guardare al di fuori di noi stessi. Soltanto così saremo in grado di costruire davvero il Partito democratico, in una fase di crisi che investe l'Italia e che è senza precedenti nella storia recente delle Repubblica.
In Abruzzo abbiamo subito, con le elezioni di metà dicembre, una pesante sconfitta, per ragioni politiche: per i vuoti e le difficoltà dell'azione di governo a livello regionale e perché il Pd non è riuscito a costruire quell'alleanza vasta di cui vi era bisogno e che sarebbe stata possibile. Nei sei mesi trascorsi dall'inizio della vicenda giudiziaria che ha travolto il vertice della giunta fino alle elezioni, il partito regionale non ha compiuto scelte politiche capaci di andare oltre l'amministrazione ordinaria e di imprimere una svolta alla nostra iniziativa.
Le incertezze nazionali si sono sommate alle difficoltà del partito abruzzese.
Come si supera la sconfitta? Come si crea una prospettiva nuova?
Anzitutto puntando sul partito e sul suo rinnovamento.
Per costruire il partito non basta trovare gli organigrammi giusti.
Non basta decidere degli assetti interni. L'idea che ci ha mosso in
questi mesi è che il prossimo Congresso nazionale debba giungere dopo
una fase nella quale il partito si dà radici, si organizza come una
comunità di donne e di uomini, in grado di interpretare e portare dalla
nostra parte una vasta opinione pubblica che chiede equità sociale,
moralizzazione e riforma della politica.
Sono queste le due priorità: da un lato il radicamento e la
capacità di comunicare con le persone; dall'altro l'impegno a cambiare
il volto della politica.
Chi ha sulle spalle lo spettro della crisi - e si tratta della
maggioranza degli italiani - sempre meno tollera gli sprechi, il
trasformismo, i favori, i privilegi, l'attaccamento cieco al potere
che - nella crisi dei partiti - sono apparsi ed appaiono ai più
elementi costitutivi della politica italiana.
Abbiamo parlato spesso di vocazione maggioritaria del partito
democratico. Ebbene, essa dipende dalla capacità di rinnovamento che
avremo. Non basta un programma riformista. Ad esso noi stiamo
lavorando e la Conferenza programmatica di aprile sarà un momento
saliente in questa prospettiva.
Ma il programma vale qualcosa se nasce da una consultazione e da
una mobilitazione estesa dei ceti che la crisi penalizza, se è legato
ad una mobilitazione di forze sociali e culturali: insomma, se
riusciamo a fare in modo che una parte grande del paese si riconosca in
esso.
C'è bisogno perciò di un lavoro molecolare, nei territori, per
preparare bene la Conferenza programmatica e per porre le premesse di
un recupero elettorale.
Propongo che in tempi brevi il Partito democratico abruzzese
promuova due appuntamenti di riflessione, di proposta e di battaglia
politica. Il primo è un incontro di tutti i responsabili dei circoli, per verificare a che punto siamo e per lanciare una vera e limpida
campagna di tesseramento al partito. Credo che dobbiamo rimettere al
centro dell'attività politica la figura dell'iscritto, stabilendo che
egli abbia diritti certi. Un partito non è fatto soltanto di primarie;
le primarie all'infinito generano disaffezione. Abbiamo bisogno di
partecipazione vera e dobbiamo dare agli iscritti più diritti di quelli
che riconosciamo ai simpatizzanti chiamati alle primarie. Altrimenti,
qual è l'incentivo ad iscriversi?
Il secondo appuntamento è una conferenza di tutti gli
amministratori abruzzesi del Partito democratico, per un bilancio di
ciò che si è conseguito e per la definizione degli obiettivi futuri.
Il programma che va definito per l'Abruzzo e col quale ci
prepariamo alle elezioni sarà credibile e coinvolgerà settori ampi
della società regionale, se accanto alle grandi proposte nazionali noi
riusciremo a costruire, attraverso una elaborazione collettiva, un
quadro coerente di iniziative e battaglie riformiste nei territori.
Le risposte della destra alla crisi sono insufficienti. Le prime
scelte del governo Berlusconi, immediatamente successive alle elezioni,
mentre già era chiaro che entravamo in una fase dura e difficile, sono
state inutili e dannose. Penso agli sprechi messi a carico della
collettività nella vicenda contorta dell'Alitalia. Penso all'abolizione
dell'Ici, anch'essa una fonte di spreco, in favore dei ceti medio-alti.
Sono venute poi le decisioni nervose e irragionevoli: i tagli alla
scuola, all'università, alla ricerca. Il contrario di quel che si
dovrebbe fare per investire sul futuro.
Voglio segnalare in particolare il carattere unilaterale e
sovversivo dell'attacco alla scuola, di cui ancora nei giorni scorsi si
è fatto portavoce, con toni parossistici, il ministro Brunetta. Noi
dobbiamo difendere la scuola italiana e il lavoro di tanti - professori
e personale non docente - che la fanno vivere. Così come non possiamo
accettare la denigrazione sprezzante di tutti coloro che lavorano alle
dipendenze dello Stato. Dove sono le proposte di riforma, dove le
misure volte a premiare il merito? Abbiamo davanti un governo incapace
di una politica anti-crisi coraggiosa e tale da unire gli italiani.
Per il lavoro politico e per l'impegno di riconquista del consenso
che il Partito democratico dovrà condurre nei prossimi mesi in Abruzzo,
io propongo di mettere al centro dell'analisi e delle nostre iniziative
le questioni di fondo, che riguardano la crisi e le condizioni di vita
delle persone.
Si accentuano progressivamente le difficoltà per i lavoratori,
soprattutto delle generazioni iù giovani. Soffrono di più coloro che
non hanno indennità di disoccupazione né alcun ammortizzatore sociale,
come i precari.
I redditi da lavoro e da pensione perdono potere d'acquisto.
Viene razionato il credito bancario per le piccole e medie imprese,
che contemporaneamente subiscono l'effetto negativo del ritardo dei
pagamenti dovuti dalle pubbliche amministrazioni.
Noi abbiamo proposto di rafforzare gli ammortizzatori sociali,
attraverso l'introduzione di una misura temporanea di sostegno al
reddito dei disoccupati sprovvisti di copertura assicurativa, da
associare ad attività di formazione e programmi di reinserimento
lavorativo (da finanziare con 1,5 miliardo di euro).
Abbiamo proposto di ridurre le tasse su lavoro e pensioni
attraverso l'innalzamento delle detrazioni sui redditi da lavoro
dipendente, autonomo e da pensione. per un importo medio di 500 euro.
Abbiamo proposto di sostenere in modo concreto le piccole e medie
imprese attraverso un fondo da 3 miliardi di euro per il pagamento dei
debiti delle pubbliche amministrazioni verso le imprese fino a 250
dipendenti; utilizzando la Cassa Depositi e Prestiti per anticipare i
pagamenti dovuti dalle pubbliche amministrazioni alle micro, piccole e
medie imprese e finanziando i Confidi per ulteriori 500 milioni di
euro;
Abbiamo proposto di attivare gli investimenti degli enti locali,
prevedendo l'allentamento del Patto di Stabilità Interno per interventi
emergenziali di carattere sociale e per spese in conto capitale, così
da consentire agli Enti Locali di completare le opere pubbliche avviate
e bloccate dalla Legge 133/08 (1 miliardo di euro), e dando così un
impulso alla crescita.
Insomma, una manovra impegnativa (per un valore di 16 miliardi di euro)
ed abbiamo indicato puntualmente i modi di reperimento delle risorse.
Si tratta di proposte ambiziose e radicali. Muovendo da esse dobbiamo
dare battaglia nel parlamento e nel paese; e dobbiamo incalzare il
governo affinché le sue scelte siano all'altezza dei problemi che
incombono. Una convergenza su alcuni grandi interventi è ciò di cui
avrebbe bisogno l'Italia, ma le condizioni politiche per questo salto
in avanti non ci sono. La risposta del Governo, a tratti
interlocutoria, a tratti negativa, rivela una sottovalutazione della
gravità della crisi.
A parte l'inadeguatezza della destra, anche noi siamo deboli,
nonostante l'elaborazione compiuta, nonostante le vie che indichiamo.
Non riusciamo a canalizzare le domande sociali di politiche anti-crisi
e di riforma, perché lo strumento essenziale per fare questo, cioè il
partito, vive una fase di incertezza e di appannamento.
E' questa condizione che va capovolta.
La situazione dell'Abruzzo non è diversa da quella generale del paese.
Si è avuta nel 2008 una flessione della produzione industriale del 2,5
% ed un ulteriore calo dell'occupazione dell'1,1 %. La cassa
integrazione è in crescita esponenziale anche in realtà finora
trainanti per l'economia abruzzese, come le grandi aziende della Val di
Sangro.
Vi è spazio per una iniziativa della regione, che noi dobbiamo
proporre, sia in materia di ammortizzatori sociali, sia al fine di
sostenere le imprese, specie medio-piccole. Occorrono misure urgenti
per agevolare l'accesso al credito.
La regione non deve perdere l'occasione rappresentata dalla
programmazione dei nuovi fondi europei e dei fondo FAS stanziati dalla
finanziaria.
Gli obiettivi strategici per lo sviluppo della regione sono: la
mobilità e le infrastrutture; l'ammodernamento e la messa in efficienza
della rete idrica regionale, la creazione di un efficace e moderno
sistema di smaltimento e riciclaggio dei rifiuti; la ricerca,
l'energia, le fonti pulite e rinnovabili, la bonifica dei siti
inquinanti.
Tutto ciò richiede contemporaneamente una politica selettiva di
risanamento finanziario. A partire dal deficit sanitario, che grava
pesantemente sulla programmazione e sulle politiche regionali: deficit
ereditato dalla giunta di destra e rispetto al quale il nostro governo
regionale aveva impostato una politica di contenimento e di rientro
solo in parte attuata.
Possiamo saldare efficacemente l'iniziativa sulle grandi questioni
nazionali che toccano l'Abruzzo con quella da sviluppare
specificamente nella regione. Perciò credo che sia necessario avviare
subito un lavoro comune di identificazione delle priorità e di attività
congiunte tra il gruppo dei parlamentari nazionali dell'Abruzzo ed il
nuovo gruppo regionale che si insedierà tra qualche giorno.
Il partito si forma e si rafforza soltanto nel vivo di un impegno
politico volto all'esterno. Esistono le energie e le competenze per
organizzare la battaglia politica sui temi veri che riguardano la vita
dei cittadini? Sì, io so che in Abruzzo esistono, perché vi sono
tanti militanti nostri, tanti dirigenti di partito, tanti
amministratori in questa regione, che hanno condiviso la scelta del
partito democratico e che oggi sono in grado di farla vivere, capaci di
porsi come punti di riferimento di una nuova comunicazione con la
società, di un lavoro di massa, per unire attorno a noi un arco vasto
di strati popolari e di opinione pubblica che è disorientata ed alla
ricerca di nuove ragioni di fiducia nell'agire politico.
Io sono qui per dare una mano, per contribuire ad un rilancio delle nostre forze e ad una svolta.
La decisione del commissariamento, assunta dal segretario del Partito
democratico, che mi assegna un compito serio ed oneroso, non nasce
dalle vicende giudiziarie, ma dalla sconfitta politica in Abruzzo e
dall'opportunità che si è ravvisata di offrire un aiuto all'impegno del
Pd in questa regione.
Tocca a me, in questo momento, lavorare per mettere a frutto tutte le
risorse del partito e per arricchirle, utilizzando l'esperienza e la
partecipazione di militanti e dirigenti che appartengono a diverse
generazioni e contemporaneamente promuovendo con decisione un nuovo
gruppo dirigente di giovani, al quale tutto il partito deve dare
sostegno e fiducia. I giovani sono già presenti ed impegnati in primo
piano nel Pd abruzzese e ciò si deve alle scelte buone che di recente
sono state compiute, anche per merito di chi ha diretto le due forze
politiche fondatrici del Pd e di chi ha avviato la sua fondazione.
Ma ora bisogna andare più avanti. Chi ha avuto compiti di direzione e
ruoli pubblici di rilievo in questi anni deve avere la generosità e la
lucidità di contribuire attivamente al ricambio.
Il segnale forte che deve venire dal nostro lavoro è che il Pd si
rinnova e che il suo obiettivo è contribuire al rinnovamento ed alla
moralizzazione della politica, in questa regione e in Italia.
Vorrei che lanciassimo, nelle prossime settimane, una grande offensiva
politica per la trasparenza, per il rigore nelle istituzioni e nei
comportamenti pubblici, con iniziative che siano di esempio, che
partano dall'Abruzzo e mostrino la vocazione riformatrice del Partito
democratico.
Dobbiamo costruire un nuovo patto tra politica e cittadini.
Cominciamo da noi stessi.
Propongo che il Pd si doti di un Portale dei Democratici abruzzesi come
strumento di partecipazione e trasparenza del partito, a cominciare dal
rapporto tra i propri rappresentanti nelle istituzioni e i cittadini.
All’interno del Portale dovrà essere contenuta l’Anagrafe pubblica
degli Eletti. Penso che lo Statuto Regionale del partito debba essere
modificato per prevedere l’impegno degli eletti del PD ad aderire a
tale anagrafe, a rendere note le proprie fonti di reddito (stipendi,
rimborsi, gettoni di presenza ed ogni altra retribuzione o guadagno
percepito), a far conoscere il proprio patrimonio; a dichiarare non
solo i finanziamenti ricevuti, ma anche i doni (che se superiori ad un
valore modico non dovrebbero essere accettati da chi ha responsabilità
politiche); e poi, per quel che riguarda l'attività istituzionale, a
documentare le proprie votazioni, le proposte di legge, le delibere
assunte, le presenze nelle assemblee elettive, ecc. Chi sceglie
l’impegno politico, chi rappresenta i cittadini ha un dovere in più:
quello di rendere trasparenti tutti i propri comportamenti e le
proprie scelte.
Anche la trasparenza delle attività amministrative va garantita con il
massimo di rigore. Quali sono le spese? Quali gli appalti? Vi sono
consulenti? Come vengono scelti? Quali sono i contratti e quali le
retribuzioni? Su quali capitoli di spesa dell'amministrazione vengono
pagati? A quanto ammontano le spese per gli staff, per gli uffici,
per gli eventuali viaggi istituzionali sia dell’eletto sia dello
staff (di cui va documentato lo scopo istituzionale), le spese
telefoniche e per la dotazione informatica-
La politica deve essere capace di controllare e riformare se stessa, prima che si attivino i controlli giudiziari.
Come abbiamo detto più volte, noi rispettiamo il lavoro della magistratura.
Ci siamo battuti e ci batteremo per l’indipendenza e l’autonomia dell’ordine giudiziario, per la costituzione.
Esercitiamo ed eserciteremo il diritto di critica nei confronti dei provvedimenti giudiziari.
La critica è qualcosa di diverso dalla denigrazione dei magistrati, che
tante volte è stata usata dal vertice della destra per sostenere
spudoratamente i propri uomini messi sotto processo e condannati. Noi
chiediamo che i procedimenti penali in vario modo riguardanti la
politica abruzzese, da quello che ha dato luogo ai provvedimenti del 14
luglio ai più recenti si compiano in tempi ragionevoli; chiediamo che
sia possibile al più presto – con la conclusione delle indagini
preliminari – giungere ad una prima decisione emessa da un giudice
terzo e poi eventualmente che si celebri in tempi ravvicinati il
dibattimento, nel rispetto delle regole.
Abbiamo rivolto una critica, con argomentazioni meditate, all’altalena
di provvedimenti giudiziari contraddittori relativi alle vicende di
Pescara. Non mi sembra – a leggere le tre ordinanze – che vi fosse una
necessità così stringente di disporre gli arresti domiciliari del
Sindaco, in relazione ad un’inchiesta già in corso da tempo, sul cui
impianto accusatorio abbiamo poi letto valutazioni alterne ed
oscillanti nei provvedimenti del Giudice per le indagini preliminari.
Di fronte alle aspre polemiche che si sono aperte dopo la scelta ultima
di Luciano D’Alfonso (il certificato medico, eccetera), non posso che
ripetere quanto già ho detto. Si è trattato di una decisione personale
che esprime comunque la volontà di compiere un passo indietro e di
difendersi nel processo.
Quale che sia il giudizio sulla procedura seguita, questa volontà merita il nostro apprezzamento.
Ora spetta al Ministero dell’Interno verificare la regolarità della
procedura e decidere. Noi rispetteremo la decisione del Ministero.
Il fatto che sia la giunta uscente a svolgere l’ amministrazione fino
al voto di giugno - se così sarà – non è certo un fatto negativo,
poiché si tratta di una compagine che ha una investitura democratica e
rappresenta i cittadini di Pescara.
Alle prossime elezioni presenteremo il bilancio nettamente positivo
della nostra amministrazione, che ha cambiato il volto della città.
Confermeremo l’impegno a governare, a proseguire e sviluppare tutte le
iniziative che hanno dato un’impronta nuova a Pescara dopo le pessime
prove amministrative della destra.
Il PD dell’Abruzzo promuoverà assemblee periodiche in tutti i comuni e
nelle singole province in cui amministratori ed eletti illustrino la
propria attività: gli impegni assunti in campagna elettorale e portati
a termine, quelli da portare a termine ed in quali tempi: sia per
quanto riguarda le Amministrazioni da noi governate, sia per le
iniziative e le proposte avanzate nelle istituzioni in cui svolgiamo il
ruolo di opposizione.
E' questo un buon modo per incominciare la campagna elettorale.
Noi naturalmente sosterremo con l'impegno di tutto il partito i nostri
amministratori uscenti e lavoreremo per ricandidare coloro che hanno
svolto un solo mandato ed hanno lavorato tutti, spesso con
significative realizzazioni, al servizio dei cittadini.
In questi giorni ho svolto una serie di consultazioni per poter
assolvere nel modo migliore possibile al compito che mi è stato
affidato. Il partito che vedo negli incontri, nelle assemblee a cui
partecipo, mi sembra avere in sé forze vitali e capacità di
radicamento. La sconfitta politica lo ha ferito, ma vi sono tutte le
condizioni per una ripresa. Io avverto la necessità che si stabilisca
un clima di fiducia più forte tra tutti coloro che rappresentano o
dirigono il partito e che devono impegnarsi a costruirlo. Vorrei che
ciascuno abbandonasse le logiche e le riserve mentali provenienti dalle
appartenenze di ieri. Abbiamo un'opera comune da compiere.
Voglio dirlo con chiarezza: le spinte divaricanti devono essere
combattute politicamente con fermezza ed io intendo farlo senza
risparmio di forze. Se qualcuno pensa che si possa tornare indietro,
che l'unità del partito democratico possa essere messa in discussione,
magari con l'idea di poter ripiegare sulle identità del passato, ebbene
sbaglia profondamente.
Ho criticato a suo tempo l'improvvisazione e l'eclettismo culturale che
hanno segnato le posizioni di alcuni sostenitori del Pd, i quali
immaginavano una nuova formazione politica fuori dalla storia, leggera,
sospesa a mezz'aria: il partito dei gazebo, che si smontano quando
viene la cattiva stagione, oppure vengono scoperchiati da un colpo di
vento. Ma proprio per questo oggi vedo un'unica via. Costruire un
partito vero: una organizzazione democratica che stia dentro la vita
della società, che metta insieme le persone, che si ricolleghi alle
grandi visioni della cultura democratica e repubblicana, agli interessi
dei ceti popolari, ai principi della solidarietà e dell'uguaglianza.
Io sono qui per sostenere e per far prevalere questa linea politica. Il
mio è un incarico a tempo. Non ho aspirazioni di nessun genere. Ho
alle spalle una lunga ed intensa esperienza parlamentare e di direzione
politica. Come avviene nei paesi civili, credo sia utile che chi ha
lavorato per un notevole periodo in un'assemblea parlamentare torni poi
alla propria attività lavorativa e professionale. L'ho fatto nei mesi
scorsi ed intendo continuare a svolgere il lavoro che è mio e che mi
porta nell'università a parlare con tanti giovani, ad insegnare, ma
anche ad apprendere da loro.
Mi si chiede un impegno politico a tempo, e tuttavia capace di
realizzare risultati di cui il partito in questa regione ha bisogno.
Intendo adempiere a questo compito con serietà. Se avessi partecipato
alla cena di qualche sera fa tra alcuni amici miei e nostri, di cui
hanno scritto i giornali, avrei detto io per primo che il mio incarico
dev'essere temporaneo. Pochi mesi; collaborare alla preparazione delle
elezioni, investire nuovi organi di direzione regionale e poi via.
Saremo in grado di creare una nuova direzione e condizioni di normalità
prima delle elezioni? Io mi adopererò a questo fine. Ma una cosa è la
temporaneità, che significa accompagnare il lavoro del partito verso la
scadenza delle elezioni e creare al più presto i presupposti di una
nuova guida. Altra cosa è voler abbreviare questa temporaneità fino al
punto di dire: "te ne devi andare subito".
Lasciare ora o fra un paio di settimane l'attività che ho appena
iniziato sarebbe una scelta contraddittoria ed un cedimento ad una
visione miope e sbagliata dell’emergenza abruzzese.
Io voglio essere il garante di una ripresa e di una forte spinta
all'innovazione. E’ un obiettivo non solo da perseguire qui. E’ un
obiettivo nazionale. Ma intanto cerchiamo di realizzarlo qui. La prima
fase del percorso, quella che consiste nell'ascoltare, nel rendermi
conto dei problemi, nel lavorare per unire le forze, non è ancora
compiuta; ma è mio interesse ed interesse di tutti accelerare l’opera
avviata.
Dovremo insediare nei prossimi giorni il nuovo gruppo regionale, che
eleggerà la sua presidenza. Lavorerò per una soluzione condivisa, che
contenga un chiaro messaggio di innovazione.
E' oggi troppo presto - proprio perché il percorso di ascolto e di
garanzia che ho intrapreso è in fase di svolgimento - per definire
nuovi organi regionali. Anche su questo punto, vi chiedo fiducia ed
aiuto allo scopo di concludere quanto prima possibile.
Come vedrete, nella fase che ci attende vi sarà bisogno del lavoro di
tutti ed io mi impegno ad utilizzare tutti i quadri che hanno vissuto
le diverse stagioni della nostra storia politica di questi anni, non
solo per la considerazione che ho di loro, ma perché il Partito
democratico ne ha bisogno.
Il compito di promuovere pienamente un gruppo dirigente che esprima
l'innovazione in tanto ha successo in quanto sia condiviso dai meno
giovani e da tutti coloro che vogliono essere corpo attivo del
partito. Vi chiedo disponibilità.
Sarà molto importante per rendere utile il mio impegno, la
collaborazione dei segretari delle federazioni abruzzesi. Credo che
essi debbano essere affiancati nell'opera che li attende da organismi
agili e rappresentativi per ciascuna federazione. Ne abbiamo già
parlato nelle consultazioni e qualche giorno fa nell'assemblea
provinciale di Chieti.
Occorre avviare subito, a partire dai territori e tenendo conto delle
loro peculiarità, la preparazione dei programmi e della piattaforma
politica con la quale andremo alle elezioni. Io intendo partecipare al
lavoro delle singole federazioni. E credo che l'assemblea di oggi debba
dare un mandato per avviare subito il lavoro: sia quello dei territori,
sia quello che io stesso potrò svolgere a livello regionale d'intesa
coi segretari, con gli organismi che li affiancheranno ed in stretto
raccordo con le assemblee provinciali e con l'assemblea regionale, a
cui spetterà la discussione e l'approvazione delle linee programmatiche
e politiche, quindi delle scelte fondamentali relative alle prove
elettorali che ci attendono.
L'alleanza da costruire, nella chiarezza dei programmi e con un impegno
reciproco alla lealtà, dev'essere ampia. Occorre crearne le premesse
subito nei territori; ma noi dovremo ricercare anche tempestivamente
una convergenza non effimera ed una intesa a livello regionale. La
convergenza politica è da realizzare nel consiglio regionale. E lo
stesso problema dobbiamo affrontarlo per le elezioni provinciali e per
quelle comunali. Intendiamo avviare un confronto con l'Udc, che
pensiamo possa in Abruzzo contribuire utilmente ad una coalizione con
noi e con le altre forze che già insieme a noi hanno condotto la
battaglia elettorale per le regionali.
L’incontro con l’UDC può essere un elemento di novità rilevante, non solo per lo scenario regionale.
Io credo d’altra parte che forze di sinistra, come Rifondazione e i
Comunisti Italiani abbiano interesse alla formazione e al successo di
amministrazioni capaci di venire incontro agli interessi dei ceti
popolari, per questa prospettiva di governo lavoreremo.
E sono convinto che l’Italia dei Valori possa contribuire utilmente ad
amministrazioni fondate su un’intesa limpida, fondata su un dialogo
vero, senza soluzioni strumentali.
Pensiamo ad una coalizione capace di parlare a settori diversi della
società abruzzese, anche rivolgendosi all'opinione pubblica moderata,
che per molte ragioni tende ad allontanarsi dalla destra e può
convergere con noi su un progetto riformista e di corretta
amministrazione. Dobbiamo perciò partire con una proposta chiara e
leale di ampia unità.
Nei contatti e nei rapporti che avvieremo con le altre forze politiche,
è molto importante per noi, per le scelte da compiere, che dall'inizio
si manifesti un reciproco rispetto. E' la precondizione essenziale.
Noi - come ho già detto - sosteniamo i nostri amministratori uscenti;
ne difendiamo il lavoro. Non accettiamo diktat dagli alleati che
vogliano costruire con noi una coalizione. Il concetto stesso di
diktat, di intimazione, è in stridente contrasto con il concetto di
alleanza. Si cambia registro rispetto al passato recente, se qualcuno
pensa di scegliere la via delle polemiche pretestuose contro di noi
sbaglia ed avrà le risposte che merita.
Le scelte in materia di candidature noi le compiremo insieme,
salvaguardando le risorse umane che abbiamo, tenendo conto
dell'esigenza di valorizzare le nostre esperienze, i nostri uomini e le
nostre donne, anche quando si tratterà di scegliere nell'ambito della
coalizione candidati comuni che non appartengano al nostro partito.
Insomma riprendere la battaglia, costruire il partito, creare una
vasta coalizione sono gli obiettivi e i doveri che abbiamo in questo
momento.
Abbiamo la responsabilità noi di stare in campo, di offrire ai
cittadini, ai lavoratori, alle famiglie un’alternativa credibile al
declino dei nostri territori, alla cristallizzazione dei privilegi,
alla decadenza della politica.
Abbiamo il dovere di creare e trasmettere ai giovani occasioni nuove di speranze.
Svolgeremo in questa prospettiva il compito che spetta, oggi a ciascuno di noi.
Con tutte le forze di cui siamo capaci.


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