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L’economia della conoscenza è il settore più evoluto dello sviluppo: ecco perché occorre modernizzare le professioni, nodo centrale della società
L’Italia più giusta e competitiva che vogliamo guarda ai giovani e alla
formazione permanente come risorsa e guarda alle professioni come
motore dell’innovazione.
In una fase di seria crisi economica e finanziaria le misure del governo devono considerare le professioni e il ceto medio.
Viviamo nella società dei servizi, che produce la maggior parte del
P.I.L., e nell’economia della conoscenza, che si basa sul capitale
intellettuale.
L’economia della conoscenza e dei servizi è il settore più innovativo
ed evolutivo dello sviluppo e della competizione nella scena globale e
le professioni (tra iscritti a ordini e collegi e nuovi professionisti
in forma associativa circa il 14 per cento del P.I.L.) sono un campo
centrale della società contemporanea.
I fenomeni di outsourcing, la crescita di internet e delle spese
individuali e delle famiglie per i servizi alla persona, lo
straordinario dinamismo assunto dal capitalismo intellettuale e
personale, nell’epoca del lavoro flessibile, hanno determinato una
centralità della “questione professioni” troppo spesso sottovalutata
dalla politica ove è in uso ancora parlare di “impresa e lavoro”, quasi
che non esistessero altre forme di lavoro, come invece recita l’art. 35
della Costituzione: “la tutela del lavoro in tutte le sue forme e
applicazioni”.
Il ritardo di cultura politica ha spesso offerto letture parziali o
distorte del mondo delle professioni, confondendo lo skill intensive
labour, la ricchezza dei saperi professionali, con le forme talvolta
inadeguate della loro rappresentanza istituzionale.
Si sono aperte polemiche infinite sugli ordini professionali, o contro
di essi, assimilando le indubbie criticità presenti in organizzazioni
di tradizione con la sostanza e le specificità dei mondi professionali
che costituiscono invece un valore essenziale del Paese e che vanno
incentivati in una crescita moderna e competitiva.
Si sono associate alle giuste esigenze di riforma e di modernizzazione
accezioni negative spesso ingiustificabili: i professionisti come
“casta” o “corporazione”, come rentier o speculatori, come mero costo
per le imprese, le banche e le assicurazioni, trascurando che spesso
proprio queste ultime operano in mercati protetti con seri danni per i
consumatori, come la crisi finanziaria si è incaricata di confermare.
Per la modernizzazione delle professioni è necessario riprendere il filo delle riforme, che invece si è fermato.
Più società professionali, più attenzione per la qualità e l’etica
professionale, per i giovani, per gli utenti, superando l’impasse
dell’attuale governo sul tema.
Ma occorre anche comprendere che le professioni, nella larga
maggioranza, sono parte di quel ceto medio che la crisi spinge verso
nuove difficoltà e soglie di povertà.
Soprattutto è impensabile che, nella seria crisi finanziaria ed
economica che attraversa il mondo, si continui a parlare di lavoratori
e imprese e non siano neppure citate le professioni.
Per questo, tenendo fede ad un impegno assunto con le professioni
italiane in un affollato convegno sul tema, abbiamo presentato
emendamenti e proposte nel “pacchetto anti-crisi” in Parlamento che
tuttavia la maggioranza ha preferito blindare con il voto di fiducia.
Chiedevamo garanzie per l’accesso al credito e ai consorzi i fidi per i
professionisti, crediti di imposta per la formazione obbligatoria
permanente e, con limiti, per l’acquisto di dotazioni informatiche,
determinazione certa della soglia di esenzione dall’IRAP, incentivi
fiscali per le associazioni professionali, revisione degli studi di
settore in una fase di crisi. Misure ragionevoli e sostenibili.
Continuiamo a credere nel ruolo serio e costruttivo dell’opposizione e
nel valore del metodo parlamentare, ma il Governo si è dimostrato sordo
anche in questa circostanza alle giuste esigenze dei mondi
professionali italiani.
La delusione è molta, ma ci saranno altre occasioni.
Di Pierferdinando Casini
Pierluigi Mantini
Francesco Rutelli
Michele Vietti


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