l'attività dei circoli
La crisi economica in corso è in netto peggioramento. Nel 2009, per l'area Oecd, è prevista una contrazione di 0,4 punti percentuali (-0,9% per gli USA e -0,6% per l'area euro). In un quadro generale di recessione, l'Italia, come avviene da oltre un decennio, si contraddistingue in negativo.
La stima per il Pil italiano per l'anno in corso è -0,4% (+1% per
l'area euro), mentre per il 2009 la caduta arriva a -1%. Le conseguenze
in termini di minore occupazione sono previste superare il mezzo
milione, in larghissima maggioranza figure sprovviste di indennità di
disoccupazione. Alla luce degli ultimi dati Istat e Confindustria sulla
produzione industriale (variazione annua: -6,9% in Ottobre e -11.4% in
Novembre), stime e previsioni sono caratterizzate da notevoli rischi di
ulteriore deterioramento.
La politica monetaria delle banche centrali e gli interventi di
sostegno al sistema finanziario, sia realizzati che in cantiere, non
sono sufficienti ad affrontare le prospettive di stag-deflazione, ossia
di riduzione del livello di attività e la caduta dei prezzi. È
necessario integrare politiche di bilancio aggressive.
Data la dimensione della crisi, le politiche di bilancio dovrebbero
essere coordinate a scala globale per massimizzarne l'effetto. L'Unione
Europea dovrebbe agire all'unisono, pur lasciando a ciascun Paese
membro di “tagliare” gli interventi a misura delle proprie specificità.
Vedremo in quale misura si tradurranno in effettive politiche di
bilancio le proposte della Commissione Europea, accolte dal Consiglio
dei Capi di Stato e di Governo dell'11-12 Dicembre scorso.
Molti Paesi europei hanno deciso di intervenire con provvedimenti di
maggiore (Regno Unito e Francia) o minore impatto (Germania). Il
Governo italiano interviene, invece, in modo contraddittorio e confuso.
Da un lato, propone un “Decreto Anticrisi” formalmente ad impatto
macroeconomico nullo. Infatti, il Decreto 185/08 non da alcun sostegno
alla domanda aggregata, in quanto le minori entrate e le maggiori
spese, sono, sulla carta, interamente compensate: i 6,3 miliardi di
euro indicati some sostegno alle famiglie e alle imprese per il 2009
sono formalmente “coperti” da aumenti di entrate o riduzioni di spese.
In realtà, il Decreto in corso di approvazione alla Camera è
anti-ciclico, in quanto ha effetti molto diversi da quelli “bollinati”
dalla Ragioneria Generale dello Stato, come erano diversi gli effetti
dei decreti di finanza pubblica convertiti in legge prima dell'estate.
Le differenze sono dovute: 1) ad una sovrastima delle entrate (i
maggiori introiti da accertamento portati a copertura delle misure
onerose, quasi 2 miliardi di euro nel 2009, sono un importo
assolutamente irrealistico, come risulterà evidente a consuntivo); 2)
alla perdita di gettito causata allo smantellamento delle barriere
anti-evasione. Complessivamente, la differenza tra manovre formali ed
effettive è quasi 1 punto percentuale di Pil. I lavoratori dipendenti,
i pensionati ed i precari poveri ricevono qualche briciola attraverso
la social card, il bonus famiglie, qualche sussidio di disoccupazione
in deroga. I redditi bassi e medi di lavoratori dipendenti e pensionati
non hanno nulla, nonostante il fiscal drag abbia ridotto di oltre 3
miliardi il loro potere d’acquisto.
Ulteriore contraddizione nella politica economica del Governo: la
portata surrettiziamente anti-ciclica del Decreto Anticrisi è ridotta
dal sostanziale annullamento degli incentivi agli investimenti in
ricerca ed innovazione e alle spese con finalità energetico-ambientali
e di tutti gli altri incentivi automatici. Attraverso la procedura
delle “prenotazioni” si rendono gli incentivi incerti. Un incentivo
incerto equivale a nessun incentivo. Ritorna la logica sottostante allo
svuotamento del credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno,
realizzato con il Decreto legge 93/08 del Giugno scorso. L’obbligo di
prenotazione delle agevolazioni per la ricerca e per la
riqualificazione energetico-ambientale sottrae risorse ad attività ad
elevato moltiplicatore economico ed occupazionale (oltre che ad elevato
contenuto innovativo), soprattutto per le micro, piccole e medie
imprese artigiane.
Infine, è contraddittoria con la realtà l’enfasi posta dal Governo sul
rapido incremento della spesa in conto capitale in chiave anti-ciclica.
La ri-programmazione delle risorse del Fondo per le Aree
Sottoutilizzate (ampiamente ridimensionato per finanziare interventi
impropri come l'abolizione dell'Ici per i contribuenti più ricchi e il
salvataggio del Comune di Catania) si scontra con angusti limiti di
“cassa” (le disponibilità effettive presenti nel Bilancio dello Stato
ammontano a poche centinaia di milioni di euro per il 2009) e con tempi
di esecuzione incompatibili con la necessità di intervenire
immediatamente sul ciclo in corso.
Le contraddizioni della politica economica del Governo alimentano
incertezza per le famiglie, per le imprese e per gli operatori
finanziari. Le prime, in larghissima parte prive di sostegni al
reddito, contraggono i consumi. Le seconde, nonostante le maggiori
possibilità di evasione, ridimensionano gli investimenti, data
l’assenza di stimoli ai consumi e la difficoltà irrisolta ad ottenere
credito bancario. Infine, gli operatori finanziari richiedono maggiori
spread sui titoli del debito pubblico italiano consapevoli dei rischi
della nostra finanza pubblica in una prospettiva di depressione. Gli
spread sono anche gravati dall’incertezza sugli interventi del Governo
a rafforzamento delle nostre principali banche. Per affrontare
quest’ultimo aspetto è urgente chiarire, da un lato, la necessità ed
eventualmente i tempi dell’intervento e, dall’altro, identificarne le
modalità di finanziamento. Esistono alternative al ricorso a
finanziamento pubblico. In particolare, vanno rapidamente valutate due
strade in aggiunta all’utilizzo di risorse del bilancio dello Stato: il
ricorso all’intervento delle fondazioni bancarie; il buy-back delle
quote di Banca d’Italia in mano alle banche italiane, resa possibile
dall’elevato patrimonio della nostra banca centrale rispetto alle
banche centrali di Francia e Germania e dall’imminente scadenza
prevista nella Legge 262/05.
L'Italia ha bisogno di politiche di bilancio trasparenti, coerenti ed
incisive per evitare che la recessione si trasformi in depressione.
Ovviamente, a differenza degli altri Paesi europei e degli USA, noi
dobbiamo prestare massima attenzione al nostro pesante debito pubblico.
Un debito, è indispensabile ricordarlo date le recenti dichiarazione
del Presidente del Consiglio, che era solidamente avviato lungo un
percorso discendente nel 2001 dopo la stagione di risanamento compiuta
dal centrosinistra. Un debito che è tornato a crescere nel 2005 facendo
scattare la procedura di infrazione comunitaria e costringendo il
Governo Prodi ad ulteriori interventi di risanamento nel 2006 e nel
2007.
L'eredità di finanza pubblica ricevuta dal Governo Berlusconi è solida.
Lo scorso anno si è chiuso con un indebitamento netto all'1,6% del Pil
ed un debito riavviato su un sentiero discendente. Gli andamenti
tendenziali (ossia, al netto di manovre correttive) previsti dal DPEF
del Giugno scorso riflettono la solidità del risanamento compiuto nei
due anni precedenti: anche in assenza di interventi, dal 2011, il
deficit delle pubbliche amministrazioni sarebbe sceso al di sotto del
2% del Pil e il debito sarebbe andato sotto il 100% del Pil. I dati di
fabbisogno dello Stato per i primi 11 mesi del 2008 confermano,
nonostante la recessione e l'espansione dell'evasione, l'analisi
richiamata. In assenza di interventi straordinari a fine anno per
anticipare spese previste nel 2009 o posticipare entrate dovute
nell'anno in corso, il fabbisogno sarà in linea con le previsioni
contenute nella Relazione Unificata di Economia e Finanza del Marzo
2008 (l'ultimo documento di finanza pubblica redatto sotto la
responsabilità del Governo Prodi). Da ultimo, va segnalato, nonostante
la scarsa credibilità, che la manovra di finanza pubblica approvata nei
mesi scorsi è stata finalizzata a raggiungere un surplus strutturale di
0,2 punti percentuali di Pil nel 2011 (Nota di Aggiornamento al DPEF
2009-2011, Settembre 2008).
Considerato tale contesto, vi sono le condizioni per affrontare
l'emergenza economica e sociale attraverso un vero decreto anti-crisi.
Un decreto che salvaguardi il percorso di risanamento puntando a
sostenere il denominatore dei rapporti rilevanti (ossia il Pil). È la
crescita la via per la sostenibilità della finanza pubblica.
Il Pd propone per il 2009 una politica di bilancio anti-ciclica pari ad
1 punto percentuale di Pil (16 miliardi di euro) per sostenere la
domanda interna ed affrontare 5 emergenze, strettamente connesse:
1. l'assenza di indennità di disoccupazione per una larga platea di
lavoratori, con contratto a tempo indeterminato, ma occupati in settori
o aziende escluse dall'assicurazione, o precari;
2. la perdita di potere d'acquisto per i redditi da lavoro e da pensione;
3. il razionamento del credito bancario per le micro, piccole e
medie imprese ed il ritardo dei pagamenti ad esse dovuti dalle
pubbliche amministrazioni;
4. il crollo dell'attività produttiva nel Mezzogiorno;
5. l'impossibilità degli Enti Locali a definire i bilanci preventivi per il 2009.
Per affrontare tali emergenze, il Pd propone:
1. l’ampliamento degli ammortizzatori sociali attraverso
l'introduzione di una misura temporanea di sostegno al reddito dei
disoccupati sprovvisti di copertura assicurativa, da associare ad
attività di formazione e programmi di reinserimento lavorativo (da
finanziare con 1,5 miliardo di euro). Inoltre, esercizio entro il 31
Marzo del 2009 della delega prevista nel Protocollo sul welfare per la
riforma degli ammortizzatori sociali. Infine, la sospensione del
pagamento delle rate del mutuo contratto per l’acquisto dell’abitazione
di residenza per i lavoratori che perdono il posto di lavoro;
2. l'innalzamento delle detrazioni sui redditi da lavoro dipendente,
autonomo e da pensione per un importo medio di 500 euro e
l’introduzione della dote fiscale per i figli, per tutte le tipologie
di reddito, per un importo pari a 2500 euro all'anno per figlio, in
alternativa al bonus famiglia (8 miliardi di euro);
3. il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni verso le
imprese fino a 250 dipendenti attraverso un fondo da 3 miliardi di
euro. L'utilizzo della Cassa Depositi e Prestiti per anticipare i
pagamenti dovuti dalle pubbliche amministrazioni alle micro, piccole e
medie imprese. Il finanziamento dei Confidi per ulteriori 500 milioni
di euro;
4. il parziale ripristino delle risorse sottratte agli investimenti nel Mezzogiorno (2 miliardi di euro);
5. l'allentamento del Patto di Stabilità Interno per interventi
emergenziali di carattere sociale e per spese in conto capitale, così
da consentire agli Enti Locali di completare le opere avviate e
bloccate dalla Legge 133/08 (1 miliardo di euro).
Il pacchetto delle misure emergenziali proposte (per un valore di 16
miliardi di euro) deve essere integrato dal ripristino di tutti gli
incentivi fiscali automatici (in particolare, agli investimenti nel
Mezzogiorno, alla ricerca e alle spese a finalità
energetico-ambientali) il cui corretto utilizzo va salvaguardato
attraverso il miglioramento dei controlli.
Le misure anti-crisi sono, ad eccezione degli interventi fiscali sui
redditi da lavoro e da pensione, di carattere temporaneo, ossia non
alterano gli equilibri strutturali di bilancio. Per rafforzare la
sostenibilità della finanza pubblica e portare rapidamente il debito al
di sotto del 100% del Pil, il Pd propone: 1) il riavvio dei processi di
riforma per la regolazione concorrenziale dei mercati e la piena
attuazione di “Industria 2015”; 2) il riavvio delle politiche
anti-evasione, contestualmente all’estensione a tutte le tipologie di
reddito degli schemi di sostegno fiscale al potere d’acquisto e alla
famiglia (come indicato nel punto 2 delle Proposte); 3) la
ricostituzione della Commissione per completare la spending review ed
individuare i programmi di spesa da eliminare e riorganizzare; 4)
l'introduzione della centrale unica per gli acquisti nelle pubbliche
amministrazioni centrali e in ciascuna amministrazione regionale (con
operatività estesa agli enti locali presenti sul territorio regionale).
Il costo delle misure proposte si autofinanzia, via maggiori entrate
legate all’innalzamento del Pil, per circa 5 miliardi di euro e viene
compensato dal ripristino degli strumenti antievasione per 3 miliardi
di euro (stima assolutamente prudenziale) e dall’assorbimento
nell’ambito dell’intervento generalizzato delle risorse dedicate al
bonus famiglia (2,4 miliardi di euro). Possibili risparmi in conto
interessi, da valutare in sede di assestamento del Bilancio dello Stato
a Luglio 2009, vanno utilizzati per irrobustire gli interventi sui
redditi da lavoro e da pensione. Il costo netto per il 2009 ammonta,
quindi, a circa 5,6 miliardi di euro. In termini di maggiore
indebitamento in rapporto al Pil, vuol dire meno di 0,4 punti
percentuali per il 2009. Tale indebitamento aggiuntivo viene più che
compensato nel corso del 2010 e 2011, grazie al venir meno degli
effetti delle misure di carattere temporaneo, il recupero di risorse
dall'evasione e la maggiore crescita conseguente alle riforme
strutturali proposte.
In sintesi, il mix di interventi delineato migliora le prospettive di
sostenibilità del debito pubblico, in quanto ha, immediatamente, un
effetto positivo sul Pil effettivo e, gradualmente, sulla crescita
potenziale. Contestualmente, definisce le condizioni per una
riqualificazione/riduzione realistica della spesa pubblica,
l'allargamento della base imponibile e la riduzione delle aliquote
fiscali.
A cura del Comitato Economia e Finanza
del Partito Democratico


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