l'attività dei circoli
Ora che ha risposto al mio "grido di dolore" anche Pierpaolo Baretta - il primo che incontrandomi in mensa mi ha detto che lo avrebbe fatto - riprendo la parola. Sono passati alcuni giorni e nel frattempo si sono tenute sia una riunione del Coordinamento nazionale del PD sia un'Assemblea del Gruppo parlamentare della Camera.
Poiché nessuno di voi che avete reagito al post della scorsa settimana ha contestato le mie considerazioni (e molti altri democratici e democratiche hanno voluto esprimere la loro condivisione in modi più rapidi: a voce, per sms, per mail con un semplice "sono d'accordo") mi domando se possiamo fare - insieme - qualcosa di più che esprimere una critica.
Riprendo alcune delle osservazioni e delle idee che avete scritto. Lo faccio schematicamente. Sandro Maran ha puntato l'indice su uno dei punti di fondo, poi ripreso da Donella Mattesini e da Baretta: servono organismi, procedure e meccanismi democratici che rendano trasparente il confronto interno al PD e diano vita in maniera leggibile a maggioranze e minoranze. Sulla stessa lunghezza d'onda mi sono sembrate Raffaella Mariani, Paola Gaiotti e Anna Paola Concia.
Se ho capito bene il Coordinamento nazionale dei giorni scorsi avrebbe assegnato alla prossima Direzione (che si terrà il 19 e non più il 15 dicembre) il compito di misurarsi con una discussione aperta, esplicita, sulla base di una proposta del Segretario che punti a rilanciare lo spirito innovativo del discorso del "Lingotto". Spero che ciò voglia dire che Walter Veltroni chiederà a quell'organismo (che per me è rappresentativo come l'Assemblea Nazionale che lo ha votato, dico a Barbi che invece afferma di considerare legittima solo l'Assemblea Nazionale) di votare, di esprimersi su linee politiche che - se approvate - vincoleranno il PD in ogni ambito e a tutti i livelli.
Ciò comporterà per Veltroni l'onere di indicare con chiarezza l'orientamento del PD su alcuni nodi irrisolti e costringerà tutti i membri della Direzione a rendere esplicita (con argomenti o con un semplice voto) la propria posizione.
Su cosa è urgente che il gruppo dirigente nazionale del PD si pronunci in tempi brevi? Su alcune questioni politiche più generali e su alcuni punti più specifici di non minore rilevanza per la nostra agenda. Provo a fare un semplice elenco.
1. La qualità della nostra opposizione: la critica e la mobilitazione nella società contro le politiche del governo Berlusconi sono giuste, ma non sono sufficienti se non le accompagnano alla costruzione di una visione alternativa, di un progetto nostro per l'Italia. Stare dalla parte dei più deboli significa avere più coraggio e proporre più innovazione sul terreno delle riforme e della modernizzazione dello Stato.
Se il PD vuole davvero rilanciare l'idea di un "patto tra produttori" dobbiamo andare decisamente oltre l'esperienza di governo sin qui realizzata e ricercare un vero dialogo con il sistema delle piccole e medie imprese, delle "partite Iva", con i lavoratori, compresi quelli atipici e precari, per elaborare proposte davvero nuove (su fisco, ammortizzatori sociali, pubblica amministrazione, giustizia, federalismo, scuola e università). Se la Conferenza Programmatica non sarà un luogo vero di confronto e di decisione su alcuni di questi temi allora sarà un'occasione sprecata.
2. Il Partito Democratico: con lo Statuto abbiamo scelto un partito che affida molte scelte al rapporto con gli elettori. Ho condiviso quell' impostazione e non credo dobbiamo "tornare indietro". Però dobbiamo vedere con onestà che c'è qualcosa che non funziona. Il rapporto tra gli organismi dirigenti nazionali e il territorio è labile, il mero ricorso alle "primarie" ha indebolito l'autorevolezza e la responsabilità dei gruppi dirigenti locali non sempre favorendo l'apertura e il rinnovamento delle classi dirigenti. Non so esattamente cosa dobbiamo correggere, ma sento che non ci si può dividere tra "vecchio" e "nuovo". Meglio una riflessione serena e senza pregiudizi. Vorrei dire a chi ha scritto: Viviana, Gionata, Corrado, Attilio, Telesforo, che anche chi sta nel territorio può aiutarci a ripensare l'architettura del PD.
3. Il gruppo parlamentare: la legge elettorale con la quale siamo arrivati in Parlamento è una brutta legge. Siamo stati "nominati" e non davvero eletti... E però nel gruppo del PD ci sono tantissime risorse politiche, professionali, espressione di territori e di esperienze amministrative importanti. Possiamo fare di più? Credo di sì. Possiamo sfruttare meglio le nostre competenze sia politiche che culturali e metterci a pensare, elaborare, ricercare. Se, come ho detto prima, la costruzione di un progetto e di una visione alternativa a quelli della destra è la ragione ultima della nostra opposizione noi possiamo essere un "laboratorio" importante, stimolo per l'intero partito e canale di relazione con il territorio e la società. Il Governo ombra non può essere l'unico luogo dell'opposizione parlamentare se esso deve sostituire l' organizzazione del partito nella relazione con i territori. Credo che la Presidenza del Gruppo (e io per la mia parte) potrebbe organizzare il nostro lavoro guardando oltre le scadenze dei provvedimenti che siamo chiamati ad esaminare.
4. La collocazione internazionale del PD. Sono d'accordo che non è al centro delle preoccupazioni degli italiani, ma ora le elezioni europee si avvicinano e la scelta diventa urgente. Non ha senso chiedere a Baretta di diventare socialista, ma ha senso dire che in Europa la stragrande maggioranza delle forze che si richiamano ai nostri valori e agli obiettivi che il PD persegue sono nel Gruppo socialista. Non dobbiamo fare una scelta ideologica ma politica. Tutti vogliamo andare oltre le famiglie politiche tradizionali, tutti pensiamo,che sia matura la costruzione di un campo riformatore e progressista più ampio. Il PPE, senza neppure cambiare nome, da tempo non più è la casa del popolarismo di matrice cristiana quanto piuttosto dei partiti conservatori. Perché con i socialisti non dovremo fare altrettanto, chiedendo loro di rendere esplicito questo cambiamento anche nel nome del gruppo, per esempio costituendo il Gruppo dei Socialisti e dei Democratici? Il tema è molto delicato e va risolto con una discussione seria e non con gli slogan.
Infine: il presidente D'Alema è rientrato da un viaggio all'estero e ha annunciato di volersi impegnare di più nel PD. Qualcuno ha parlato di minaccia, altri di disponibilità. Dico che tocca a tutti impegnarci di più per il PD e soprattutto allontanare il rischio di un PD diviso tra "Orazi e Curiazi", come ha detto Fassino, che è quanto di più inutile per l'Italia di oggi.


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