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Chiusura Campagna Elettorale con Walter Veltroni a L'Aquila venerdì 12 dicembre alle ore 21,00 al Cinema Massimo - Guarda il video

Veltroni: il Cavaliere non è un uomo di Stato. Il leader del Pd
all’Aquila a sostegno del candidato presidente Costantini (di Vittorio
Perfetto)
«Berlusconi è una caricatura, inadatto e inadeguato a
gestire il Paese rispetto alla crisi che stiamo attraversando. Non è un
uomo di Stato, è un uomo di spettacolo». Sono bastate queste prime
parole pronunciate da Walter Veltroni, per scatenare l'entusiasmo
dell'affollatissima platea del cinema Massimo. Il momento è delicato e
forse la testimonianza più evidente è la presenza, in prima fila, del
rettore dell'Università dell'Aquila, Ferdinando di Orio, che si è
esposto in prima persona. Un parterre, dunque, non solo di politici, ma
soprattutto di "Gente comune", a cominciare dai sindaci dei piccoli
paesi.
E molte donne. Il segretario nazionale del Pd, Walter Veltroni, ha
chiuso all'Aquila la campagna elettorale del candidato del
centrosinistra alla presidenza della Regione, Carlo Costantini.
Veltroni è un "portafortuna" per il popolo del centrosinistra
dell'Aquila e dell'Abruzzo, visto che è venuto per la vittoria di
Stefania Pezzopane alla Provincia, Ottaviano Del Turco alla Regione
(«non dobbiamo dimenticare che il "là" è stato dato dalla giunta di
centrodestra, tutto è cominciato da loro, anche se questa per l'Abruzzo
è una ferita dura», ha detto Veltroni a proposito dello scandalo
Sanità) e Massimo Cialente alla al Comune. Veltroni è arrivato
puntualissimo, alle 21.05 (la convention con il candidato Carlo
Costantini e tutti i candidati consiglieri era alle 21) al cinema
Massimo.
Ma all'Aquila era arrivato un'ora prima e insieme agli esponenti locali
del Pd si era fermato alla pizzeria "Il Pozzo", dove ha mangiato una
Margherita. A fare gli onori di casa, il segretario, Michele Fina. Sul
palco, anche le due candidate donne Mariza Bafile, a destra di
Costantini, e Antonietta Pistoia, alla sinistra di Veltroni. Ha
attirato l'attenzione la candidata Monia Nanni, non solo per i suoi
stivali rossi su calza-pantalone a fantasia beige (ha dato comunque una
spruzzata di colore ai molti mezzibusti grigio-blu), ma per il
trambusto che ha creato, facendo cadere anche il telefonino, quando è
salita sul palco.
Proprio mentre il leader Pd arringava la folla e sottolineava che
«quando un Paese diventa tutto di un colore, c'è da preoccuparsi,
soprattutto con uno come Berlusconi, che scambia il governo per potere
e tratta gli italiani e questo grande Paese come una sua azienda di
Mediaset». Veltroni ha parlato per quaranta minuti, dedicando mezz'ora
a Berlusconi, ricordando «l'offesa agli abruzzesi, quando ha comprato
la collana di corallo a una sua parlamentare».
E se Costantini, nel suo breve intervento - nel quale ha rischiato di
essere ferito dall'asta di una bandiera del Pd, che si è staccata dal
muro - ha detto di non «avere mai conosciuto il suo avversario
(Chiodi), ma solo il suo "padrone", Berlusconi», su questo argomento
Veltroni ha definito il candidato Pdl alla presidenza un
«ragazzo-spazzola». Veltroni ha toccato tutti i punti critici,
dell'Abruzzo - «cassaintegrazione alla Sevel, alla Micron» -, e del
Paese, dando del «bugiardo» a Berlusconi, «quando sostiene che la crisi
non c'è e che gli italiani devono avere fiducia e spendere.
Come può avere fiducia un padre di famiglia che percepisce 800 euro al
mese? Quale Natale passerà?». Un pensiero ai giovani, «che già a 16
anni credono di non avere futuro». E ancora a Berlusconi: «È l'uomo più
attaccato alla poltrona: ha governato 8 anni e il resto è stato capo
dell'opposizione. E cosa ha prodotto? Nulla». Una frecciata anche a
Bruno Vespa: «Alla presentazione di uno dei suoi libri - ne presenta
uno all'anno - gli ho ricordato che nel 2001 da lui Berlusconi si è
presentato con una lavagna elencando tutte le opere pubbliche che
avrebbe fatto.
Dove sono? Ho chiesto a Vespa perché nel 2006 non glielo ha ricordato».
Ma l'acme il popolo del centrosinistra lo ha raggiunto quando Veltroni
ha detto che «il colmo delle stranezze di questo governo Pdl è che il
presidente del consiglio sia moderato dal capo della Lega e delle forze
secessioniste», riferendosi alla riforma delle giustizia. «Se i
moderati del governo sono loro, i leghisti, pensate gli altri».
Veltroni ha concluso con un appello («andate tutti a votare, per
chiunque, ma l'astensionismo non serve») e una battuta: «Ci sveglieremo
un giorno da questo incubo? (Berlusconi)».
(Il Centro, 13 dicembre 2008)
L'appuntamento sul tema


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