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l'attività dei circoli



27-11-2008
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Testamento biologico (di Paola Binetti )

Una legge sulle dichiarazioni anticipate di volontà con riferimento al momento di fine vita sta diventando sempre più necessaria, come conferma la esplicita volontà del Governo in questa XVI legislatura.

Ciò conferma la serietà e l’impegno del lavoro svolto nella precedente legislatura dalla XII commissione del Senato, presieduta da Ignazio Marino, che ha dedicato a questo tema la parte maggiore del suo tempo, coinvolgendo nelle audizioni decine di esperti di tutti i possibili ambiti culturali, sia a livello personale che istituzionale. Sono stati ascoltati giuristi, clinici di diverse specializzazioni, bioeticisti, sociologi, ecc. I loro contributi sono stati raccolti in un volume ad hoc pubblicato nel marzo 2007 dal Senato e reso disponibile a tutti coloro che volessero farne richiesta. Sono stati promossi seminari, convegni internazionali, incontri all’interno del gruppo e incontri di intergruppo, in altri termini è stato fatto un lavoro massiccio e capillare per cercare di fare chiarezza su tutte le implicazioni che questo tema comporta. La legislatura però si è interrotta proprio nel momento in cui la relatrice, la senatrice Bassoli stava stendendo con pazienza certosina un disegno di legge che raccogliesse le migliori proposte e le migliori suggestioni emerse dal dibattito nei suoi diversi tempi e luoghi. Non c’è dubbio che nella XV legislatura l’allora opposizione, oggi maggioranza di governo, si è mossa su questo fronte con un atteggiamento di prudenza ai limiti della resistenza, mentre nell’allora maggioranza si cercava di sciogliere tutti i nodi che via via emergevano, per offrire alla senatrice Bassoli i migliori strumenti e le migliori garanzie possibili per il suo lavoro. C’era nell’allora maggioranza, di cui tutti ricorderanno la variegata composizione e le ben note differenze culturali, un clima di grande rispetto reciproco e una concreta volontà di giungere ad una sostanziale convergenza. Ricordo ad esempio come fosse ben chiara all’interno del gruppo dell’Ulivo, il Pd non era ancora stato fondato…, la valutazione critica di qualsiasi forma di eutanasia, in qualunque modo potesse insinuarsi tra le pieghe del ddl. E c’era nello stesso tempo la convinzione che il valore della vita dovesse occupare un luogo privilegiato all’interno del ddl, stando ben attenti a non sostenere mai che ci siano vite più o meno degne di essere vissute. Anna Serafini è intervenuta spesso in modo convinto e convincente per sottolineare come fosse importante parlare assai più di cure di fine vita che non di testamento biologico. Andava emergendo passo passo la convinzione che bisognasse guardare all’intero processo della malattia come ad un paradigma essenziale della relazione
In questo momento potremmo dire che tutti vogliono una legge, ma che non tutti vogliono la stessa legge, non a caso ci sono oltre 11 disegni di legge, presentati tra Camera e Senato, da tutti i partiti e in entrambi gli schieramenti. Ci sono tra di loro differenze piccole e grandi, che meritano attenzione e che possono caratterizzare non solo lo stile del dibattito in commissione e in aula su questo tema così importante, ma anche la ricaduta applicativa di un disegno di legge che farà inevitabilmente tendenza sugli stili di vita delle persone, e che potrebbe modificare dinamiche relazionali importanti in famiglia e nel rapporto medico-paziente.
Il partito democratico sta lavorando su questo tema partendo dalla piattaforma di idee, valori e aspetti condivisi attingendo ai ddl della precedente legislatura. Con la partecipazione di deputati e senatori, circa un mese fa c’è stato un importante seminario alla Camera, dove sono stati illustrati tutti i disegni di legge finora presentati dai parlamentari del partito democratico. Ne è seguito un dibattito molto ricco, volto a puntualizzare meglio le scelte di un tipo o dell’altro e proprio per comporre al massimo le differenze è stata nominata una commissione ristretta che da allora si è riunita quasi settimanalmente per affrontare punto per punto le differenze e valutare la possibilità di giungere ad un disegno unificato. A ben guardare, allo stato attuale dei fatti, si può dire che mancano all’accordo “solo” tre passaggi chiave, di cui però non sembra facile venire a capo.
Il primo riguarda la possibilità di chiedere nelle proprie dichiarazioni anticipate l’eventuale sospensione della idratazione e della nutrizione. La differenza dei punti di vista comincia con il modo in cui si considerano queste due importanti funzioni che in alcuni ddl sono considerate un sostegno vitale, fondamentale, per il solo fatto che sospenderle significa lasciar morire di fame e di sete il paziente. In altri ddl in base al principio di autodeterminazione il paziente è autorizzato a chiedere qualsiasi cosa ed ha diritto ad ottenerla, perché ha la piena e assoluta disponibilità del suo corpo e della sua vita.
Un secondo punto di differenza riguarda il ruolo che il medico è chiamato a svolgere in questa fase delle cure di fine vita. Il dibattito ogni tanto sembra assumere l’approccio dilemmatico di chi contrappone il mero ruolo notarile del medico, chiamato ad eseguire quanto stabilito dal paziente, ad una sorta di ritorno al paternalismo medico, per cui a lui compete prendere le decisioni che riguardano la vita del paziente. In realtà gli auspici sono che si riesca a rilanciare la alleanza terapeutica medico-paziente come il luogo privilegiato in cui entrambi possano giungere ad una decisione consensuale, chiara, attuale e ben documentata. Il ddl che molti di noi vogliono coinvolge profondamente la figura del medico per restituirgli la massima dignità possibile del suo lavoro professionale, intendendolo sempre più e sempre meglio come un servizio al paziente.
Solo muovendosi alla scoperta di un nuovo paradigma della medicina, né difensiva, né meramente tecnocratica, è possibile considerare le cure di fine vita come il momento supremo in cui medico e paziente sono entrambi protagonisti nel prendere decisioni insieme, avendo come unico obiettivo garantire una volta di più la migliore assistenza possibile a chi ha estremo bisogno dell’aiuto dell’altro.
La vera differenza tra i vari disegni di legge per essere colmata richiede un profondo bilanciamento tra due diritti fondamentali del paziente: il diritto alla vita e il diritto alla autodeterminazione e tra due doveri altrettanto fondamentali del medico: l’agire in scienza e coscienza e muoversi sempre all’interno dell’etica della cura, con competenza e con umana solidarietà. Su questo il comitato ristretto del Pd sta lavorando….
(PD- Commissione Affari Sociali)