l'attività dei circoli
Una legge sulle dichiarazioni anticipate di volontà con riferimento al momento di fine vita sta diventando sempre più necessaria, come conferma la esplicita volontà del Governo in questa XVI legislatura.
Ciò conferma la serietà e l’impegno del lavoro svolto nella precedente
legislatura dalla XII commissione del Senato, presieduta da Ignazio
Marino, che ha dedicato a questo tema la parte maggiore del suo tempo,
coinvolgendo nelle audizioni decine di esperti di tutti i possibili
ambiti culturali, sia a livello personale che istituzionale. Sono stati
ascoltati giuristi, clinici di diverse specializzazioni, bioeticisti,
sociologi, ecc. I loro contributi sono stati raccolti in un volume ad
hoc pubblicato nel marzo 2007 dal Senato e reso disponibile a tutti
coloro che volessero farne richiesta. Sono stati promossi seminari,
convegni internazionali, incontri all’interno del gruppo e incontri di
intergruppo, in altri termini è stato fatto un lavoro massiccio e
capillare per cercare di fare chiarezza su tutte le implicazioni che
questo tema comporta. La legislatura però si è interrotta proprio nel
momento in cui la relatrice, la senatrice Bassoli stava stendendo con
pazienza certosina un disegno di legge che raccogliesse le migliori
proposte e le migliori suggestioni emerse dal dibattito nei suoi
diversi tempi e luoghi. Non c’è dubbio che nella XV legislatura
l’allora opposizione, oggi maggioranza di governo, si è mossa su questo
fronte con un atteggiamento di prudenza ai limiti della resistenza,
mentre nell’allora maggioranza si cercava di sciogliere tutti i nodi
che via via emergevano, per offrire alla senatrice Bassoli i migliori
strumenti e le migliori garanzie possibili per il suo lavoro. C’era
nell’allora maggioranza, di cui tutti ricorderanno la variegata
composizione e le ben note differenze culturali, un clima di grande
rispetto reciproco e una concreta volontà di giungere ad una
sostanziale convergenza. Ricordo ad esempio come fosse ben chiara
all’interno del gruppo dell’Ulivo, il Pd non era ancora stato fondato…,
la valutazione critica di qualsiasi forma di eutanasia, in qualunque
modo potesse insinuarsi tra le pieghe del ddl. E c’era nello stesso
tempo la convinzione che il valore della vita dovesse occupare un luogo
privilegiato all’interno del ddl, stando ben attenti a non sostenere
mai che ci siano vite più o meno degne di essere vissute. Anna Serafini
è intervenuta spesso in modo convinto e convincente per sottolineare
come fosse importante parlare assai più di cure di fine vita che non di
testamento biologico. Andava emergendo passo passo la convinzione che
bisognasse guardare all’intero processo della malattia come ad un
paradigma essenziale della relazione
In questo momento potremmo dire che tutti vogliono una legge, ma che
non tutti vogliono la stessa legge, non a caso ci sono oltre 11 disegni
di legge, presentati tra Camera e Senato, da tutti i partiti e in
entrambi gli schieramenti. Ci sono tra di loro differenze piccole e
grandi, che meritano attenzione e che possono caratterizzare non solo
lo stile del dibattito in commissione e in aula su questo tema così
importante, ma anche la ricaduta applicativa di un disegno di legge che
farà inevitabilmente tendenza sugli stili di vita delle persone, e che
potrebbe modificare dinamiche relazionali importanti in famiglia e nel
rapporto medico-paziente.
Il partito democratico sta lavorando su questo tema partendo dalla
piattaforma di idee, valori e aspetti condivisi attingendo ai ddl della
precedente legislatura. Con la partecipazione di deputati e senatori,
circa un mese fa c’è stato un importante seminario alla Camera, dove
sono stati illustrati tutti i disegni di legge finora presentati dai
parlamentari del partito democratico. Ne è seguito un dibattito molto
ricco, volto a puntualizzare meglio le scelte di un tipo o dell’altro e
proprio per comporre al massimo le differenze è stata nominata una
commissione ristretta che da allora si è riunita quasi settimanalmente
per affrontare punto per punto le differenze e valutare la possibilità
di giungere ad un disegno unificato. A ben guardare, allo stato attuale
dei fatti, si può dire che mancano all’accordo “solo” tre passaggi
chiave, di cui però non sembra facile venire a capo.
Il primo riguarda la possibilità di chiedere nelle proprie
dichiarazioni anticipate l’eventuale sospensione della idratazione e
della nutrizione. La differenza dei punti di vista comincia con il modo
in cui si considerano queste due importanti funzioni che in alcuni ddl
sono considerate un sostegno vitale, fondamentale, per il solo fatto
che sospenderle significa lasciar morire di fame e di sete il paziente.
In altri ddl in base al principio di autodeterminazione il paziente è
autorizzato a chiedere qualsiasi cosa ed ha diritto ad ottenerla,
perché ha la piena e assoluta disponibilità del suo corpo e della sua
vita.
Un secondo punto di differenza riguarda il ruolo che il medico è
chiamato a svolgere in questa fase delle cure di fine vita. Il
dibattito ogni tanto sembra assumere l’approccio dilemmatico di chi
contrappone il mero ruolo notarile del medico, chiamato ad eseguire
quanto stabilito dal paziente, ad una sorta di ritorno al paternalismo
medico, per cui a lui compete prendere le decisioni che riguardano la
vita del paziente. In realtà gli auspici sono che si riesca a
rilanciare la alleanza terapeutica medico-paziente come il luogo
privilegiato in cui entrambi possano giungere ad una decisione
consensuale, chiara, attuale e ben documentata. Il ddl che molti di noi
vogliono coinvolge profondamente la figura del medico per restituirgli
la massima dignità possibile del suo lavoro professionale, intendendolo
sempre più e sempre meglio come un servizio al paziente.
Solo muovendosi alla scoperta di un nuovo paradigma della medicina, né
difensiva, né meramente tecnocratica, è possibile considerare le cure
di fine vita come il momento supremo in cui medico e paziente sono
entrambi protagonisti nel prendere decisioni insieme, avendo come unico
obiettivo garantire una volta di più la migliore assistenza possibile a
chi ha estremo bisogno dell’aiuto dell’altro.
La vera differenza tra i vari disegni di legge per essere colmata
richiede un profondo bilanciamento tra due diritti fondamentali del
paziente: il diritto alla vita e il diritto alla autodeterminazione e
tra due doveri altrettanto fondamentali del medico: l’agire in scienza
e coscienza e muoversi sempre all’interno dell’etica della cura, con
competenza e con umana solidarietà. Su questo il comitato ristretto del
Pd sta lavorando….
(PD- Commissione Affari Sociali)


![[fb]](/img/fb.gif)
![[i]](/img/information.gif)




