l'attività dei circoli
Il mese di ottobre è stato segnato da un dibattito breve, purtroppo, ma ugualmente importante: il contrasto alle povertà e alle disuguaglianze sociali. Tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento si sono confrontate; certo, avremmo apprezzato di più un dibattito più ampio.
La società in cui viviamo, in cui la sobrietà sembra un concetto
superato, porta ad una continua corsa verso consumi sfrenati, verso la
spesa e verso il superfluo, l’abuso al ricorso degli strumenti dei
mezzi finanziari, ha rovinato centinaia di famiglie e ci ha fatto
perdere la consapevolezza che “nessuno si salva da solo” e la
consapevolezza che la solitudine, anche quando è accompagnata dal
superfluo, non significa felicità. Questo perché “noi abbiamo perso la
dimensione del noi”. Una società che perde la dimensione del noi dà
vita all’individualismo e all’egoismo, che, a loro volta, aprono la
porta agli abissi della povertà.
I poveri non sono belli, sono brutti. Così una certa politica non ha
interesse ad allargare lo spazio dei loro diritti. La povertà è
dimenticata, abbandonata, rappresenta un fastidio perché ci troviamo
nel trionfo dell’indifferenza e del “me ne frego”, nella convinzione –
erronea – che poveri si nasce e che vi è un limite preciso tra chi lo è
e chi non lo è.
Invece, purtroppo, la storia recente ci ha mostrato che in quest’epoca
tutti possiamo diventare poveri, per questo è necessario recuperare la
dimensione del noi.
Secondo il rapporto della Caritas in Italia le più povere sono le
famiglie con anziani non autosufficienti e quelle con tre o più figli.
Quindi, a differenza che nel resto d’Europa, la povertà riguarda in
modo particolare i minori. Secondo l’Istat, gli individui con meno di
18 anni che vivono in famiglie relativamente povere sono più di un
milione.
I più esposti dunque, sono i bambini; ed un programma di contrasto alla
povertà di queste famiglie con minori, deve anzitutto prevenirla e
combatterla. Per fare questo diventa strategico promuovere la
formazione e azioni di completamento dellistruzione professionale;
ampliare l’offerta formativa, ossia trovare quei meccanismi per
incrociare stili cognitivi ed interessi e far sì che i ragazzi
conseguano le qualifiche professionali o il diploma. Ma per fare tutto
ciò, ovviamente, significa anche trovare le risorse che sono necessarie
per ampliare i progetti, per sostenere i redditi e perché le famiglie
non considerino un lusso la scelta tra mandare i figli a scuola o al
lavoro.
NOI del Partito Democratico siamo molto preoccupati che anziché “una
messa in rete di risorse” il Paese è stato messo di fronte ad una
“messa in rete di tagli”.
Il non intervento ha un costo sociale altissimo e a pagarlo, per primi,
sono proprio i bambini, ossia gli anelli più deboli. Per i bambini
stranieri la situazione è ancora più grave se pensiamo alle risorse che
gli enti locali devono mettere a disposizione per la loro
alfabetizzazione. Sono necessarie risorse per una scuola e una società
che accetti la sfida dell’intercultura. L’integrazione inizia in
classe, superando i pregiudizi, le paure e la solitudine.
Questo è un investimento sull’integrazione, non quello di trovare capri
espiatori giustificando la violazione dei diritti umani e civili. Come,
è il caso – gravissimo - i più recenti provvedimenti approvati dal
Parlamento concernenti le iniziative in materia di accesso agli
studenti stranieri alla scuola dell’obbligo. Approvando la mozione
(proposta dalla Lega e votata dal PDL) di mettere i bimbi stranieri in
classi separate, anziché risolvere il disagio, lo aggraverà. Questo
Governo, come è stato già detto, è avanzato in quanto ad arretratezza!
a cura di Luciana Pedoto (PD- Commissione Affari Sociali)


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