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l'attività dei circoli



27-11-2008
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Il muro prima dei banchi

Il mese di ottobre è stato segnato da un dibattito breve, purtroppo, ma ugualmente importante: il contrasto alle povertà e alle disuguaglianze sociali. Tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento si sono confrontate; certo, avremmo apprezzato di più un dibattito più ampio.

La società in cui viviamo, in cui la sobrietà sembra un concetto superato, porta ad una continua corsa verso consumi sfrenati, verso la spesa e verso il superfluo, l’abuso al ricorso degli strumenti dei mezzi finanziari, ha rovinato centinaia di famiglie e ci ha fatto perdere la consapevolezza che “nessuno si salva da solo” e la consapevolezza che la solitudine, anche quando è accompagnata dal superfluo, non significa felicità. Questo perché “noi abbiamo perso la dimensione del noi”. Una società che perde la dimensione del noi dà vita all’individualismo e all’egoismo, che, a loro volta, aprono la porta agli abissi della povertà.
I poveri non sono belli, sono brutti. Così una certa politica non ha interesse ad allargare lo spazio dei loro diritti. La povertà è dimenticata, abbandonata, rappresenta un fastidio perché ci troviamo nel trionfo dell’indifferenza e del “me ne frego”, nella convinzione – erronea – che poveri si nasce e che vi è un limite preciso tra chi lo è e chi non lo è.
Invece, purtroppo, la storia recente ci ha mostrato che in quest’epoca tutti possiamo diventare poveri, per questo è necessario recuperare la dimensione del noi.
Secondo il rapporto della Caritas in Italia le più povere sono le famiglie con anziani non autosufficienti e quelle con tre o più figli. Quindi, a differenza che nel resto d’Europa, la povertà riguarda in modo particolare i minori. Secondo l’Istat, gli individui con meno di 18 anni che vivono in famiglie relativamente povere sono più di un milione.
I più esposti dunque, sono i bambini; ed un programma di contrasto alla povertà di queste famiglie con minori, deve anzitutto prevenirla e combatterla. Per fare questo diventa strategico promuovere la formazione e azioni di completamento dellistruzione professionale; ampliare l’offerta formativa, ossia trovare quei meccanismi per incrociare stili cognitivi ed interessi e far sì che i ragazzi conseguano le qualifiche professionali o il diploma. Ma per fare tutto ciò, ovviamente, significa anche trovare le risorse che sono necessarie per ampliare i progetti, per sostenere i redditi e perché le famiglie non considerino un lusso la scelta tra mandare i figli a scuola o al lavoro.
NOI del Partito Democratico siamo molto preoccupati che anziché “una messa in rete di risorse” il Paese è stato messo di fronte ad una “messa in rete di tagli”.
Il non intervento ha un costo sociale altissimo e a pagarlo, per primi, sono proprio i bambini, ossia gli anelli più deboli. Per i bambini stranieri la situazione è ancora più grave se pensiamo alle risorse che gli enti locali devono mettere a disposizione per la loro alfabetizzazione. Sono necessarie risorse per una scuola e una società che accetti la sfida dell’intercultura. L’integrazione inizia in classe, superando i pregiudizi, le paure e la solitudine.
Questo è un investimento sull’integrazione, non quello di trovare capri espiatori giustificando la violazione dei diritti umani e civili. Come, è il caso – gravissimo - i più recenti provvedimenti approvati dal Parlamento concernenti le iniziative in materia di accesso agli studenti stranieri alla scuola dell’obbligo. Approvando la mozione (proposta dalla Lega e votata dal PDL) di mettere i bimbi stranieri in classi separate, anziché risolvere il disagio, lo aggraverà. Questo Governo, come è stato già detto, è avanzato in quanto ad arretratezza!
 
a cura di Luciana Pedoto (PD- Commissione Affari Sociali)