l'attività dei circoli
È vero, il governo non ha posto la fiducia sulla finanziaria 2009, come altre volte è avvenuto.
Ma la notizia è buona fino ad un certo punto perché, per ammissione dello stesso Tremonti in Aula, questa finanziaria è un po’ speciale, è solo un consolidamento della manovra triennale estiva fatta con il decreto 112, con 34 miliardi di tagli “lineari”, su cui la fiducia fu posta, eccome.
Se non ci fosse questo vizio di origine si potrebbe anche apprezzare il
tentativo di un nuovo metodo per la legge finanziaria annuale. Come
dire, l’assalto alla diligenza non c’è stato perché, questa volta, la
diligenza era vuota!
Il vuoto però è eccessivo e le risposte alla crisi economica reale sono
affidate agli ancora indefiniti collegati. In attesa del decreto sulla
sicurezza dei risparmi e sulla garanzia dei crediti alle imprese, non
c’è nulla per un immediato sollievo alle famiglie in difficoltà, nulla
per ridurre la pressione fiscale e rilanciare i consumi (per anni il
cuore della teoria economica di Berlusconi e Tremonti), niente per le
infrastrutture (in attesa del prossimo CIPE), zero per l’agricoltura,
l’economia immobiliare, il turismo, le professioni.
Nelle parole del premier si coglie con chiarezza l’idea di fare a meno
dell’opposizione ossia la tendenza ad assumersi tutta intera la
responsabilità della gestione della crisi. Dinanzi alle omissioni, ai
ritardi, al peso dei problemi potrebbe non essere una buona idea.
La “strategia della tensione”, nei rapporti con le stesse forze sociali
e sindacali, confermata dall’invito a Palazzo Grazioli solo di CISL e
UIL, senza una neghittosa CGIL, potrebbe alla lunga non rivelarsi
felice. Non vi è infatti solo il peso della crisi, ci sono anche gli
scricchiolii nella tenuta della maggioranza.
La pesante sconfitta del PDL a Trento non può essere liquidata con la tesi del cavaliere “io non c’ero”.
Soprattutto iniziano a crescere i rumori di una ben seria frizione tra
PDL e Lega a causa di un probabile freno sul federalismo fiscale. Si,
perché non c’è solo il dialogo di Asolo tra D’Alema e Fini, è che
cresce la convinzione che il federalismo come lo vogliono Bossi e
Calderoli, in una fase lunga di recessione, non si possa fare. È
insostenibile sul piano economico, crea competizione sulle stesse
funzioni, aumenta i costi, indebolisce il sistema-paese, come ha più
volte avvertito, con particolare realismo, la presidente di
Confindustria Emma Marcegaglia. Se il federalismo non si fa o si rinvia
gli effetti politici non tarderanno a manifestarsi.
Per ora siamo ai prodromi come può esse considerato il forte no della
Lega all’ingresso della Turchia in Europa proprio nelle stesse ore in
cui Berlusconi è in visita ufficiale ad Istambul.
Ma presto si dovranno definire le alleanze per le elezioni amministrative e la Lega si farà sentire.
Il Partito Democratico, dopo il successo di Trento, è ancora incerto
sulla linea politica. C’è chi vorrebbe, al Nord, capitalizzare il
malumore della Lega, chi pensa ancora in termini di “unione” con la
vecchia sinistra, chi osserva la corsa con Di Pietro in Abruzzo, mentre
crescono i “trentini”, ossia quelli che ritengono che il P.D. debba
tenere ben ferma la barra “al centro”, con l’UDC e le liste civiche
locali.
Bruno Tabacci, con consueta lucidità, ha detto ciò che non pochi
pensano. L’UDC dovrebbe aprirsi, trasformarsi in altro, Casini dovrebbe
nei prossimi mesi, e non tra anni, proporre un centro riformatore,
liberale, di ispirazione cristiana ma non confessionale, alle
componenti del P.D., ex margherita e non, deluse dall’
“autoinsufficienza” del P.D., e a quanti iniziano a preoccuparsi di ciò
che sarà il centrodestra in un futuro senza Berlusconi leader.
Una prospettiva politica difficile, delicata, ma nulla affatto infondata.
D’altronde lo schema che molti attribuiscono a D’Alema non è dissimile…
Lo scenario politico è in movimento, sebbene tra molte cautele, e la
scelta della legge elettorale per le europee sarà inevitabilmente un
fattore di accelerazione dei processi.


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