l'attività dei circoli
Sul federalismo fiscale nasce l'asse D'Alema-Fini.
Entrambi ad Asolo per il workshop «Federalismo e riforme
istituzionali», sottolineano la necessità di procedere con una
commissione bicamerale ripartendo dalla cosiddetta 'bozza Violante'
approvata nella scorsa legislatura dalla commissione Affari
costituzionali della Camera. «Nella scorsa legislatura - ha
sottolineano Fini - in commissione fu approvato un testo di riforma con
una serie di ritocchi dai quali sarebbe sbagliato non ripartire». E
D'Alema si è detto decisamente d'accordo. L'esponente pd ha annunciato
che l'opposizione presentarà un emendamento al disegno di legge delega
Calderoli «per l'istituzione di una commissione bicamerale con cui dare
attuazione al federalismo fiscale e alla Carta delle autonomie locali».
«È impensabile che si stia lì ad aspettare decreti delegati di questa
portata» ha detto D'Alema, esprimendo la «necessità di difendere la
centralità del Parlamento».
«PROCESSO DI RIFORMA» - Il provvedimento
firmato dal ministro per la Semplificazione «merita di essere corretto
in alcune parti - ha aggiunto -. Il fuoco del confronto non è tanto il
disegno di legge delega, quanto il fatto che questo è al tempo stesso
estremamente vago e ampio». Secondo l'ex ministro degli Esteri, quindi,
«bisogna... collegare l'attuazione del federalismo fiscale al bilancio
della realizzazione della riforma del titolo V della Costituzione, con
correzioni che sono necessarie». L'attuazione del federalismo fiscale,
ribadisce D'Alema, «è l'occasione per riprendere il processo di riforma
costituzionale, attraverso non una revisione complessiva ma
intervenendo con puntuali emendamenti. Altrimenti si rischia di
naufragare». Il federalismo, conclude D'Alema, «non può che essere
concepito per rendere lo Stato più efficiente e vicino ai cittadini e
non come una strategia per disarticolare lo Stato e dare vita a una
sorta di confederazione. Nel Paese c'è una domanda di
sburocratizzazione, di semplificazione della vita amministrativa e di
minori costi e maggiore qualità nei servizi pubblici». Quindi ci deve
essere «un alleggerimento, una riforma e una qualificazione dello Stato
centrale».
FINI: «ANELLO DI UNA CATENA» - Gianfranco Fini auspica
che in Parlamento, dove si è avviato l'esame del ddl, «venga presentato
nel corso del dibattito un emendamento» per istituire la commissione.
Perché, spiega, «io so che affidare i decreti attuativi all'esame di
sei commissioni per il parere significa non avere nessun parere». Per
Fini il federalismo fiscale «è un anello di una catena che deve
prevedere la revisione dell'articolo 117 e la riduzione al minimo della
competenze condivise tra Stato e Regioni. Pensare che il federalismo
fiscale sia la soluzione dei problemi appartiene più alla
legittimazione di una forza politica che a un progetto globale di
riforma». E ancora: «Federalismo vuol dire tante cose, non solo pagare
le tasse per vedere che siano utilizzate sul territorio, ma vuol dire
anche una organizzazione diversa dei dipendenti della pubblica
amministrazione, con tutte le questioni connesse alla loro mobilità».
Infine una nota sulle possibili ripercussioni della riforma nel Sud:
«Non credo che i cittadini debbano temere il federalismo fiscale,
semmai credo che debbano temerlo gli amministratori del Meridione,
perché il federalismo vuol dire responsabilizzare».
Corriere delle Sera, 08/11/2008


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