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I primi dati sull’andamento della stagione turistica estiva confermano le preoccupanti flessioni dell’intero settore. Il segno negativo accompagna tutti i principali indicatori: calate del 6,1% le vacanze estive degli italiani in Italia, ridottesi in media di 2,5 giorni; diminuiti dell’1,6% gli arrivi dei turisti stranieri, americani -25,3%, inglesi -19,8% ma anche tedeschi, svizzeri, Sud-Est asiatico, che hanno ridotto del 5,7% i pernottamenti e del 3% la spesa; meno 4,5% il tasso di occupazione delle strutture alberghiere; al Sud e nelle isole calo del 16,5% negli arrivi e del 18,4% nei pernottamenti.
Nel Convegno “Turismo e Finanziaria 2009”, promosso dall’Osservatorio Parlamentare per il Turismo, sono emersi fatti sorprendenti.
A fronte dei problemi riaffermati da tutti gli operatori del settore, la Sottosegretaria con delega al turismo, Michela Vittoria Brambilla, nel confermare le preoccupazioni, ha ammesso che nella finanziaria 2009 non c’è niente per il turismo e che le sue proposte emendative incontrano l’ostilità della sua stessa maggioranza. Non per cattiveria, certo, ma per ragioni di bilancio.
Eppure vi sarebbero politiche a costo zero, come la rivalutazione dei patrimoni delle aziende, la destagionalizzazione, la formazione permanente per le nuove professionalità, il riconoscimento di una premialità fiscale per i comuni che subiscono il maggior impatto turistico…
E poi, come ha rivendicato Bernabò Bocca presidente di Confturismo-Confcommercio, è tempo di rimettere un po’ di soldi nelle tasche degli italiani, che costituiscono pur sempre il 60% della domanda turistica, aiutare le PMI del turismo strette dalle difficoltà del credito e far presto a scegliere il partner industriale di Alitalia.
Ma ciò che più meraviglia è che l’onesta dichiarazione di impotenza della Sottosegretaria Brambilla, così come quella di Matteo Marzotto, neopresidente dell’ENIT, che si è visto ridurre del 40% le risorse, sono accompagnate dalla ferma denuncia dei guasti del “federalismo turistico” ossia del turismo delle “piccole patrie” che si è affermato in Italia dopo la riforma costituzionale del 2001 con cui è stata affidata la materia del turismo alla competenza esclusiva delle regioni.
Non ci sono risorse, non ci sono politiche, non ci sono neppure le competenze nazionali: insomma, un disastro!
Per uscire da questo impasse, che riguarda un settore che pur sempre produce quasi il 12% del P.I.L., la volitiva Brambilla propone la reistituzione del ministero del turismo, richiesta peraltro sostenuta da molti settori dei mondi del turismo arcistufi della caotica governance all’italiana.
Riuscirà nell’impresa? Riavremo in Italia un ministero del turismo? Francamente è assai improbabile e dunque conviene attrezzarsi per lavorare con gli strumenti che si hanno. Sono tempi difficili e occorrono pazienza e tenacia.
Ma, comunque sia, vi è ormai un accordo diffuso, generale e certo trasversale, sul fatto che la dispersione di competenze tra enti, la sovrapposizione di funzioni, la moltiplicazione dei centri di spesa, producono sprechi e confusione e impediscono politiche nazionali efficienti. In sostanza, turismo non fa rima con federalismo.
Ma, a ben vedere, lo stesso avviene in materia di infrastrutture, se si tiene presente la documentata denuncia dell’amministratore di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti che ha dimostrato che in Italia non è possibile programmare nodi di interscambio perché vi è un affollamento di infrastrutture, porti e aeroporti, ma di iniziativa locale e regionale, senza alcuna regia. E lo stesso avviene in tema di energia, in mano alle regioni.
Se poi si guarda alla scuola e alle manifestazioni in corso, si scopre che il campo su cui è possibile realizzare tagli e razionalizzazione delle spese è proprio quello della disordinata proliferazione delle università locali e dei corsi di laurea con le più disparate denominazioni. Anche questi effetti sono figli del federalismo all’italiana e di modelli di esasperata autonomia di tipo competitivo.
Il Paese inizia a comprendere, forse, che non possiamo più permetterci i costi di un federalismo disordinato e competitivo e che occorre ridurre i guasti e cambiare logos, esaltare i valori del sistema-paese, della programmazione, della riduzione di duplicazioni e sprechi.
Non vale solo per il turismo e si dovrà tenerne conto prima di votare un federalismo fiscale che va in direzione sbagliata e che appare inadeguato rispetto alle emergenze attuali.


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