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l'attività dei circoli



16-09-2008
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Pd: niente candidatura se rinviati a giudizio

(da Il Centro, 17/09/2008) Liste, primarie per decidere i nomi. Sul presidente scelta condivisa con Idv e Udc...

A due mesi trascorsi dal terremoto giudiziario che ha decapitato la giunta regionale, e quando mancano appena 75 giorni al ritorno alle urne, il Pd è ancora alla ricerca di una “ricetta”, la più convincente possibile, per dare soluzione ai problemi “chiave” di questa tornata elettorale. Quelli legati alle alleanze, alle primarie per la scelta dei propri candidati, e se mettere o meno in lista chi è stato anche solo sfiorato da inchieste giudiziarie. Problemi ieri al centro dell’assemblea regionale del partito chiamato, dopo un lungo dibattito e non pochi “mal di pancia”, a dare forza alle proposte del segretario Luciano D’Alfonso. «Siamo in una condizione in cui la nostra autonomia risulta molto compressa dai fatti accaduti» ha esordito Luciano D’Alfonso, per spiegare di lì a poco «che il Pd sta lavorando per una nuova alleanza. Ci sono spazi per una coalizione che possa nutrirsi di nuovi innesti». Un riferimento chiaro all’Udc, «con cui la partita è aperta». Poi la disponibilità a compiere un passo indietro nella scelta del candidato presidente. «Non possiamo pensare che tocchi solo al Pd esprimere la candidatura». E ancora la questione delle primarie per la composizione delle liste. «Va ridissossato il terreno e va ripreparata una classe dirigente» ha detto D’Alfonso, difendendo questo strumento.
Infine la questione forse più spinosa, ovvero se dare anche agli inquisiti la possibilità di partecipare alla competizione. «La decisione va presa qui e si tratterà di stabilire a quale altezza porre l’asticella».

Una relazione che non ha indicato una strategia certa, a conferma del difficile momento che il Pd si trova ad attraversare. Prova ne è stato il dibattito. «Dobbiamo reagire e uscire dall’angolo in cui qualcuno vuole relegarci» ha detto Pino De Dominicis, definendo «inaccettabili le lezioni di moralità provenienti da più parti». Per Stefania Pezzopane, presidente della Provincia dell’Aquila «bisogna avere l’onestà di dire a chi ora viene ritenuto “ingombrante” di fare un passo indietro, evitando così il ricorso a regole che possono diventare lo strumento per tagliare fuori qualcuno». In quanto alle liste, «il partito avrebbe dovuto avere il coraggio di scegliere. Si faranno le primarie, ma la competizione dovrà essere vera». Sulla stessa lunghezza d’onda Camillo D’Alessandro che ha poi posto la coalizione, «la più ampia possibile», in cima alla classifica delle cose da difendere.
«Dovranno essere altri a dirci che non vogliono starci. Noi non daremo alibi a nessuno». Un dibattito a più voci (assenti Paolini e Marini, mentre Legnini è andato via presto) che si è chiuso con il voto unanime su un documento politico sostenuto anche da Giovanni Lolli. Le primarie per le liste del Pd si faranno tra il 15 e il 18 di ottobre. Saranno su base provinciale, con correttivi di “genere e territorio”. Liste per la cui composizione bisognerà attenersi al codice etico del Pd. Il veto sarà così applicato a chi ha avuto un rinvio a giudizio, demandando però a un apposito comitato la valutazione dei singoli casi. Per il candidato presidente, tutto è rinviato al tavolo della coalizione a cui il Pd spera di poter trovare, oltre all’Idv e al “vecchio” centrosinistra, anche l’Udc. (m.m.)