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Gli interventi di Marini, Legnini e Paolini sul rinnovamento e la composizione delle liste per le regionali. Pd rilancia: primarie e nuove alleanze. A Idv, Prc e Casini l’offerta del candidato presidente scelto dai cittadini...
PESCARA. Assenti l’assessore Donato Di Matteo e l’onorevole Lanfranco Tenaglia, per il resto c’erano tutti ad iniziare dall’ex presidente del Senato Franco Marini. Una discussione tenuta ieri in via Lungoaterno a Pescara nella sede regionale del Pd che si è animata su tre questioni: come scegliere il candidato presidente, come comporre le liste e come allearsi con l’Udc senza perdere il sostegno dell’Italia dei valori e di Rifondazione. Alle 20.30 è stato inviato alle redazioni un robusto documento che nelle ultime righe fa trapelare le decisioni prese. Sulle candidature il Pd «sottolinea il valore delle primarie come metodo innovativo per la selezione delle scelte di leadership». Sul rinnovamento si preme sull’acceleratore.
«Occorre rinnovare», si legge nel documento, «la classe dirigente dandosi regole politiche che ci consentano di avere nelle liste nuove presenze». Infine i dirigenti del Pd affrontano il nodo delle alleanze, auspicando «l’apporto ad un comune progetto che potrà venire da tutte le forze del centrosinistra e dall’Udc».
Fin qui l’ufficialità del documento, il dibattito, invece, ha messo in evidenza la complessità della posizione del Pd e di come la campagna elettorale indetta dopo arresti e bufere giudiziarie che hanno messo alle corde la giunta regionale e agli arresti il presidente Del Turco, (ma nel documento pur molto ampio non si fa nessuna riflessione su questo), sia una scommessa che lancia il Pd abruzzese su un percorso inedito e pieno di insidie. Sul tema candidature, ad esempio, il senatore Giovanni Legnini ha ricordato che non può essere escluso a priori chi è indagato, «basta una denuncia e ognuno si ritrova nel registro degli indagati», ha osservato invitando al discernimento delle posizioni. Una mano tesa agli attuali assessori, quelli rimasti in giunta che si ritrovano indagati per aver votato una delibera della quale non conoscevano il testo.
Sulle alleanze Marini ha esortato a perseguire un accordo pur riconoscendo che è «difficile, ma bisogna insistere fine alla fine» cercando di mettere assieme al Pd, Casini, Di Pietro e Rifondazione.
L’alleanza è legata al candidato presidente e al modo di sceglierlo. Il Pd rilancia l’offerta ai dipietristi e al Prc con le primarie di coalizione. «Per la leadership proponiamo le primarie con più candidati per permettere a tutti di competere. Non saranno scelte fatte nelle segrete stanze ma dai cittadini», ha proposto Michele Fina segretario provinciale dell’Aquila. L’idea è un rischio che il Pd vuole correre. L’Idv e Rifondazione, infatti, hanno sollevato una questione pregiudiziale: no al candidato presidente che sia del Partito democratico. Un fatto che nemmeno le primarie di coalizione potrebbe sciogliere in quando i due partiti minori temono l’arrivo nelle sezioni della massa degli elettori del Pd, ma a questo punto la responsabilità di una eventuale rottura sulle primarie ricadrebbe proprio su di loro. Sempre sulle alleanze il presidente vicario della regione, Paolini ha insistito per un accordo con Di Pietro e Rifondazione. Altra questione è la scelta dei candidati da mettere nelle liste.
Il segretario Luciano D’Alfonso si è mostrato d’accordo per un «segnale forte di discontinuità». «Se riusciremo a fare questo», chiude il documento, «sarà credibile agli occhi dei nostri elettori la possibilità di rilanciare una iniziativa politica di governo all’altezza delle sfide».
Da Il Centro (m.p.)


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